Il presidio
Ancora morti sul lavoro ci sono troppa ipocrisia e poca attenzione ai diritti
l’intervento
stefano santini*
Quando sul lavoro muore una persona quanta ipocrisia in giro. Soprattutto da chi, ricoprendo ruoli politici e sindacali, non ha coraggio di prendere iniziative concrete. Un post, due righe di comunicato e via. E pure è noto quali sono i motivi, cosa succede nei luoghi di lavoro, gli RLS – rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza – spesso emarginati e ricattati dai datori di lavoro, organismi preposti alla prevenzione e al controllo pressoché inesistenti. Rari i casi di medici competenti, pagati dalle aziende, che si fanno parte attiva sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Delle malattie professionali, fateci caso, non ne parla nessuno, nonostante vi siano patologie, anche psicologiche, soprattutto in questo momento di pandemia, invalidanti che spesso portano alla morte. I ritmi di lavoro incredibilmente accelerati; il timore di perdere il lavoro che pone i lavoratori subalterni al volere del padrone – padrone, sì, questo è il vero e reale termine – che si è fatto più arrogante in virtù dello smantellamento dei diritti conquistati con anni di lotte. La solidarietà dei lavoratori demolita da una pacca sulla spalla che fa credere a chi la riceve di essere il meglio dell’altro che poi l’altro, domani, lo diventa lui. Una catena di anelli spezzati ammucchiati arrugginiti isolati in un angolo. Si è perso troppo tempo, non si può indugiare oltre: bisogna uscire, nelle piazze. Nelle organizzazioni di cui si fa parte, gridare, lottare per ripristinare il diritto al lavoro con lo scudo delle regole. Rivendicare la vigilanza del rispetto dei diritti, delle regole per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Lottare per far comprendere che la solidarietà è riprendere quegli anelli, rimuoverli dalla ruggine e rimetterli uno ad uno assieme, per rifare la catena di solidarietà più forte e resistente di prima, perché se toccano uno, toccano tutti.
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