Italia
Dito puntato sui disboscamenti in valle delle Rozze Chiesti controlli
Il sindaco: «Si registra un fitto intorbidimento delle acque e un rischio di asfissia per le praterie di posidonia oceanica»
Manolo Morandini
SAN VINCENZO. Che sta succedendo? «La grandissima mole di detriti arrivati sulle spiagge di San Vincenzo dal fosso delle Rozze ci indica chiaramente che i massicci disboscamenti, operati sul versante nord della valle, determinano anche gravi conseguenze ambientali per l’ecosistema marino». Non ha dubbi il sindaco di San Vincenzo Paolo Riccucci. Quella gran quantità di foglie di quercia e cerro spiaggiate nel tratto di mare a nord della barriera di sopraflutto del porto turistico è arrivata dal mare, ma scendendo dalle colline.
Lì dove in genere finisce la posidonia sono arrivate le foglie dai boschi a monte dell’abitato. Una quantità importante. Una distesa a perdita d’occhio, che pone più di un problema all’amministrazione comunale su come gestirla. Che il materiale sia sceso a valle portato dalla piena alimentata dalle piogge dei giorni scorsi, che ha finito per gonfiare i fossi in zona Conchiglia, non c’è alcun dubbio. Il resto lo hanno fatto le correnti marine depositando le foglie dove in genere finisce la posidonia. La dimensione del fenomeno però è tale che ha poco di naturale. A memoria chi frequenta quel tratto di litorale non ricorda che sia mai accaduto.
«Un percorso di condivisione sulla gestione, tutela e valorizzazione delle nostre colline non può più attendere – sostiene il sindaco Riccucci –, non solo per le troppe opportunità che il territorio perde, ma anche per i danni alla nostra economia che derivano da omissioni o errori di pianificazione e gestione delle aree». Che sottolinea: «Si capirà infatti che, oltre alla perdita di sostanza organica preziosa nei boschi, si registra un fitto intorbidimento delle acque e un rischio di asfissia per le praterie di posidonia oceanica con gravi ripercussioni anche sulla linea di costa».
Ma c’è dell’altro. E la questione va oltre i confini amministrativi di San Vincenzo. Tra i temi cari all’Ambito turistico Costa degli etruschi c’è la valorizzazione dei percorsi trekking. «È inutile evidenziare l’impossibilità di promuovere adeguatamente una rete escursionistica dalle grandi potenzialità se i viottoli si trasformano in camionabili di fango, facendo strage delle emergenze vegetazionali della zona. Le colline, comprese tra Castagneto Carducci, Sassetta, Suvereto, Campiglia Marittima e San Carlo, sono un patrimonio su cui la politica locale non si è interrogata abbastanza. Al punto che ad oggi rimangono prive di identità e di una precisa progettualità. Insomma, un’area di ricchezza straordinaria che non esiste se non quando se ne devono evidenziare le criticità e che anziché rappresentare un punto di forza insostituibile per la promozione territoriale, è vista come riserva di legna da ardere e minerale». E conclude: «Invito le istituzioni coinvolte a condividere un percorso di programmazione comune in questo periodo di forti trasformazioni, che ci chiama a cogliere ogni opportunità che abbiamo».
Intanto c’è da chiarire il mistero delle foglie di quercia e cerro. Al netto di mareggiate che riescano a portare e disperdere tutto quel materiale vegetale in mare aperto, in vista della prossima stagione balneare ci sarà da porsi il problema di come gestirle. E, se è accaduto una volta, il fenomeno potrebbe ripetersi. L’assessore all’Ambiente Alessio Landi, che ha anche la delega al Demanio, ha in agenda un incontro con i Carabinieri forestali a cui seguirà un sopralluogo fino alla valle delle Rozze e oltre. «Si tratta di capire con le autorizzazioni alla mano, rilasciate dall’Unione montana delle Colline Metallifere, che cosa possono o meno fare le ditte che stanno tagliando il bosco. Alla fine, quelli che mancano sono sempre i controlli sul posto. Tra l’altro i tagli proseguiranno, considerato l’anno silvano, almeno fino al 2026».
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