Il Tirreno

castagneto 

Covid, al Kyosko Sushi la linea della prudenza Niente posti a sedere

M.M.

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CASTAGNETO. «Credo che ognuno debba fare il proprio dovere civico e agire al meglio, secondo coscienza. Io, tutta la mia famiglia e il mio staff lo abbiamo già fatto vaccinandoci anche con la terza dose, ma se non basta, se serve fare di più non ho intenzione di aspettare che un’istituzione me lo dica». Così Emanuela Fontana (nella foto), titolare del Kyosko Sushi a Marina di Castagneto, motiva la decisione di rinunciare ai posti a sedere all’interno del suo ristorante. «Il mio locale è piccolissimo, abbiamo soltanto 14 posti interni, ma a mio avviso 14 persone e noi che lavoriamo, più la gente che entra ed esce per l’asporto, è comunque troppa per il periodo che stiamo attraversando».

Alla decisione Fontana è arrivata in scia alla sua esperienza. Quella delle feste di Natale e non solo. «Ho visto in questi giorni di festa, in cui c’è stato un bel movimento, che se non sto attenta si creano situazioni a rischio – dice –. Come ho visto, dopo due anni, persone che si presentano in un luogo piccolo e chiuso coprendosi la bocca a richiesta con una sciarpa o che si lamentano per la richiesta di attendere il proprio turno fuori».

La titolare del Kyosko Sushi con il virus ha più di un conto aperto. Il primo impatto nel 2020 quando a seguito delle misure di contenimento del rischio di contagio si è trovata nell’impossibilità di mantenere in attività il suo parco giochi Vernice Fresca. Da lì la scelta di reinventarsi nella ristorazione rimodulando gli spazi del parco giochi. Salvo ritrovarsi isolata nella sua abitazione per aver contratto il Covid a una settimana dall’inaugurazione del nuovo locale, specializzato in piatti a base di sushi. Di fatto perdendo tutta la stagione estiva. «È mio interesse continuare a lavorare, ho assolutamente bisogno di lavorare, ma decido di farlo nella maggior sicurezza possibile». Due le opzioni per chi vorrà affacciarsi al Kyosko Sushi: l’asporto, anche con consegna a domicilio, oppure fermarsi a pranzare o cenare nella veranda. «È arieggiata bene e sicura, ma non riscaldata», dice. E conclude: «Se posso evitare che a qualcuno quello che il Covid ha fatto a me, o peggio ad alcuni miei cari amici, lo voglio fare. Personalmente ho perso il lavoro, mi sono riempita di debiti per inventarmene un altro, ho preso il Covid e sono stata molto male, ho contagiato i miei familiari per fortuna senza danni, ho perso la stagione estiva condannando la mia nuovissima attività a una graticola di paura e oppressione. Ma in sostanza io sono quella fortunata che lo racconta e non ha perso nessuno».M.M.

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