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Dispensa di campagna Una realtà alimentare di alta qualità affacciata sul mondo

Manolo Morandini
Dispensa di campagna Una realtà alimentare di alta qualità affacciata sul mondo

L’azienda ha abbandonato le produzioni convenzionali e adesso esporta in 35 Paesi, a partire dagli Usa

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Manolo Morandini

CASTAGNETO. Una finestra sul mondo. Sulle abitudini alimentari di 35 Paesi. E con la cifra di una qualità che continua a sostenere la domanda.

La Dispensa di Campagna, è questo e molto altro. Abbandonate le produzioni convenzionali si è affermata in quelle di alta gamma e biologiche. Cresce sostenuta dal passaparola tra gli addetti ai lavori, forte della qualità riconosciuta. Passate e preparati di pomodoro a cui si sono aggiunti salse pronte, pesti e creme. «Il nostro mercato principale sono gli Stati Uniti d’America, seguono Germania, Danimarca, Svezia e Olanda _ dice il direttore di stabilimento Vittorio Biagi _. Ma siamo presenti anche negli Emirati Arabi, in Kuwait e in Giappone. Il 90 per cento del nostro fatturato è all’estero, con produzioni personalizzate a marchio privato di terzi”.

Qualche numero per una realtà produttiva che in questo periodo è in pieno fermento. Ai 58 dipendenti fissi durante la campagna del pomodoro in fabbrica si arrivano a contare 130 addetti. Una crescita a piccoli passi, sempre ben calibrati. La Dispensa di Campagna lo scorso anno ha registrato un fatturato di 22milioni di euro. E gli spazi di mercato per crescere non mancano. Tanto che si appresta ad ampliare gli impianti con un nuovo magazzino di stoccaggio da 6mila metri quadrati, che permetterà di potenziare la linea di confezionamento e quindi di produrre più pezzi, si parla di 300 vasetti al minuto.

Concluso l’iter urbanistico, che ha richiesto una variante al Piano operativo del Comune di Castagneto Carducci, è stato rilasciato il permesso a costruire. Chiuso il cantiere nei prossimi mesi, i capannoni da coprire una superficie di 12mila metri quadrati arriveranno a 18mila.

«Ci siamo costituiti nel 1993 e da allora la nostra politica è stata quella di lasciare gli utili in azienda e reinvestirli _ sostiene Biagi _. Adesso ci apprestiamo a investire 5 milioni di euro per un nuovo capannone e un macchinario per il confezionamento. Questo ci permetterà nella campagna 2022 di aumentare la produttività nei periodi estivi».

La ricetta di un successo coltivato con discrezione. Senza clamori e ostentazioni. Si scopre varcando la soglia della fabbrica in località Badia, poco fuori Donoratico. Tanta concretezza. Nessuna concessione all’immagine. «I nostri clienti fanno un programma annuale, per cui noi lavoriamo sulla base degli ordini ricevuti _ sottolinea Biagi _, non produciamo con l’assillo di dover cercare di piazzare il nostro prodotto. Ci facciamo carico dello stoccaggio, dell’etichettatura e della spedizione». E aggiunge: «Abbiamo fidelizzato i produttori per la materia prima biologica, ma per quello che è il nostro ritmo di crescita non sono molti. Oltre al pomodoro abbiamo implementato produzioni invernali, realizzando salse pronte, pesti e creme». Alla Dispensa di Campagna si confeziona solo in vetro, da anni i barattoli in banda stagnata sono stati accantonati. «Ci attestiamo sui 25 milioni di vasi, ma quest’anno la produzione è destinata a crescere ancora».

Nelle linee di produzione si trasformano 120mila quintali di pomodoro, il resto pari a circa 70mila quintali viene da industrie esterne che ricevono il pomodoro dalla Dispensa a cui lo rispediscono in forma di semilavorato. Lo stabilimento di produzione si sviluppa su 6.700 metri quadrati, ha quattro linee produttive che permettono di raggiungere quantitativi giornalieri di circa 100mila unità. Una produzione che prova a chiudere il cerchio. Sui tetti sono installati pannelli fotovoltaici che garantiscono dal 2010 il fabbisogno di energia degli impianti. Le acque di processo vengono trattate all’uscita in un depuratore biologico, per il quale sono stati investiti 250mila euro. E in coda, per scongiurare eventuali picchi a valle, c’è un impianto di fitodepurazione, un’area di 1.200 metri quadrati in cui si completa naturalmente il processo.

E gli scarti di lavorazione? «Le materie prime di risulta vengono mandate a un biodigestore come biomasse, non ha senso inviarle in discarica. Oltre a rappresentare un costo sarebbe un controsenso», chiude Biagi. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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