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Francesco e Filippo, sul palco le diverse abilità incantano il pubblico

Federica Less; i
Francesco e Filippo, sul palco le diverse abilità incantano il pubblico

Francesco Mastrocinque  è un attore disabile che si è esibito con Filippo Porro  in uno degli spettacoli  all’interno di “Inequilibrio”

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Federica Lessi

ROSIGNANO. Tra le prime del festival “Inequilibrio” spicca uno spettacolo straordinario e commovente, a lungo applaudito: “Doppelgänger”, nato dalla sinergia tra la compagnia Abbondanza-Bertoni e Maurizio Lupinelli, ideatore del laboratorio permanente di teatro con i ragazzi della cooperativa “Nuovo futuro”. Ruota intorno a un incontro avvincente che ha portato l’attore disabile di Rosignano Francesco Mastrocinque al debutto in una coreografia con il danzatore Filippo Porro. Francesco, 50 anni, prima del lockdown ha fatto il magazziniere alla Coop, ora svolge i laboratori con gli educatori della cooperativa e ama costruire con il legno. Al teatro si dedica fino dal 2007, quando è entrato nel gruppo di Lupinelli partecipando a tutti gli spettacoli realizzati da Armunia, alcuni dei quali hanno viaggiato in altri festival. Francesco in scena si distingueva per i suoi modi garbati e l’atteggiamento riservato, distinto in doppiopetto o con l’espressione assorta. Ma sul palco sa vincere la timidezza e tirare fuori forza ed energia, unite a un purezza che genera poesia. Come in questo nuovo progetto tra arte e diversità nato a Castiglioncello dall’incontro di Lupinelli con i coreografi Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, un sodalizio artistico tra i più importanti della danza italiana. All’inizio Francesco doveva lavorare con un giovane artista, ma poi il progetto è cambiato e i coreografi hanno cercato un danzatore-perfomer con le caratteristiche idonee per stare in scena con lui. «Siamo stati alle selezioni a Rovereto, al Teatro alla Cartiera sede della compagnia – raccontano i genitori, Marina e Antonio – c’erano vari danzatori, ma alla fine il migliore si è rivelato Filippo». Nello spettacolo è lui il doppio di Francesco. Pian piano i due instaurano un rapporto fisico serrato e intenso. Si abbracciano e si urtano, urlano e si cercano, si muovono all’unisono e si affidano l’uno all’altro, guidati da quella che i coreografi Abbondanza e Bertoni chiamano «intelligenza somatica», la capacità di stabilire un legame solo con il corpo, farsi guidare dalla fisicità in una sintonia potente e poetica, che commuove e interroga nel profondo. Così Francesco dopo anni di teatro è arrivato alla danza, diventando «danzattore», come lo definisce Lupinelli. Circa un mese e mezzo di lavoro intenso tra Castiglioncello e Rovereto. «Con un po’ di fatica ce l’ho fatta, piano piano ho capito come si doveva fare», dice Francesco sommerso dai complimenti, calato il sipario alla Sala Nardini. Porro lo saluta e lo abbraccia. Con la sua sensibilità ed empatia ha saputo conquistare completamente la fiducia di Francesco. «Voglio bene a Filippo anche se io sono più forte di lui», aggiunge con una punta di orgoglio. La scena in cui Francesco lo sorregge sulla schiena per una manciata di interminabili secondi tiene tutti col fiato sospeso. Su questo confine tra il prevedibile e l’incerto si aprono squarci di poesia e si gioca la parabola di Francesco, che ha superato la sua sfida di uscire dal gruppo e portare a termine uno spettacolo a due con un professionista. —

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