La trappola degli alberi a lato dello storico viale
bolgheri. I tronchi dei cipressi che disegnano il viale di Bolgheri ai bordi delle carreggiate hanno anche un volto spietato. Si trasformano in ostacoli capaci di fare di una sbandata con l’auto una tragedia. Non ammettono imprevisti. Della distanza di sicurezza tra gli alberi e le carreggiate prevista dall’articolo 26, comma 6, del nuovo Codice della strada non c’è traccia. Almeno sei metri dice la legge.
Sul viale di Bolgheri prevale la storia. Quell’articolo 26 se ha un senso è in ottica di sicurezza stradale. Prevede che «la distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare alberi lateralmente alla strada, non può essere inferiore alla massima altezza raggiungibile per ciascun tipo di essenza a completamento del ciclo vegetativo e comunque non inferiore a sei metri». Eppure sul viale di Bolgheri, come in molte altre strade, quei cipressi non sono “fuorilegge”. La direttiva governativa dell’1 giugno 2011 a firma dell’allora ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli afferma: «Gli alberi impiantati prima dell’entrata in vigore del Codice della strada non devono essere rimossi», decretando di fatto l’efficacia della normativa soltanto per quegli alberi piantati dopo il 1992. Una strada suggestiva e spietata. Alberi senza colpa né peccato. Che hanno resistito all’aumento del traffico. E allo sfrecciare di auto che li ha trasformati in ostacoli impietosi. E non conta la velocità. — M.M.
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