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Mascagni surreale e sperimentale con lo “Zanetto” di Alessio Pizzech
Il regista di Castiglioncello “in trasferta” a Verona da quest’oggi per la riapertura del Teatro Filarmonico
Federica Lessi
CASTIGLIONCELLO. È emozionato per il debutto dal vivo del suo “Zanetto”, opera di Pietro Mascagni, che per la prima volta viene rappresentata al Teatro Filarmonico di Verona oggi alle 15, 30 (repliche 11, 13 e 16). Per Alessio Pizzech questa regia è speciale perché coincide con il ritorno del pubblico in sala e perché ha un taglio nuovo, che permette di scoprire un Mascagni sperimentale, vicino al decadentismo e al surrealismo. Pizzech, direttore artistico del teatro comunale “De Filippo” a Cecina e della rassegna lirica “InOpera” del Comune di Rosignano, mette in scena la produzione della Fondazione Arena di Verona (la sovrintendente è Cecilia Gasdia) che racconta l’incontro nella Firenze rinascimentale della cortigiana Silvia con il cantore nomade Zanetto. «Nel mio percorso artistico ho allestito “Zanetto” due volte al teatro “Goldoni” di Livorno – spiega il regista di Castiglioncello – ma qui il taglio del lavoro e la chiave di lettura sono nuovi perché si risale alle fonti, alla commedia “Le passant” di François Coppée, portata in scena per la prima volta da Sarah Bernard, e ci si avvicina all’ambiente francese. La precedente lettura era legata alle avanguardie e all’espressionismo, questa guarda al mondo decadentista che approda al liberty per poi arrivare al surrealismo». Un lato inedito del compositore di “Cavalleria Rusticana” si presenta quindi al pubblico veronese. «Mascagni era un catalizzatore di tensioni, anche opposte tra loro, che animavano la sua epoca – prosegue Pizzech – la riuscita a volte non perfetta di certe opere, la capacità di non portare le sue istanze ad una completa riconoscibilità, conferma la sua natura di musicista che si è intensamente confrontato col suo tempo, sviluppando strumenti che hanno nutrito la cultura musicale. La sua città natale, Livorno, probabilmente rispecchia questa curiosità di esplorare. Ho ascoltato questa irrisolutezza perché il suo portato sia consegnato al nostro tempo e alle sue contraddizioni. Mi ha anche attratto il Mascagni sperimentalista: “Zanetto” è un’opera concepita per il liceo musicale “Rossini” di Pesaro dove debuttò nel 1896 con due giovani cantanti, è una visione fresca della lirica, che coglie quello che stava accadendo nella storia del Novecento». La vicenda narra l’incontro amoroso tra Silvia, cortigiana disincantata e ormai incapace di amare, e Zanetto, un giovane cantore ingenuo che la scambia per una nobildonna. Pizzech si è concentrato sulla psicologia dei personaggi, elemento chiave della regia. «È la grande potenza di Mascagni, che va a lavorare proprio sulla forza dei personaggi – spiega – non vuole essere rassicurante e racconta il loro lato oscuro, dando loro una connotazione profondamente novecentesca. In “Zanetto” la psicologia è declinata in chiave di sogno, che per noi corrisponde al mondo dannunziano e al decandentismo. Silvia poi ha una personalità complessa, specchio di un’epoca in cui le donne non trovavano spazio nella storia ma venivano raccontate sul palcoscenico. Silvia riconosce la sua incapacità di amare in modo sano e Zanetto è il suo complementare perché la sua purezza rappresenta la coscienza di lei. Quando la donna dialoga col giovane dà voce al suo sogno, infatti dice “somiglia al sogno mio”. C’è un vuoto erotico, l’assenza di un maschile. La parola chiave è ambiguità, paradossalmente si poteva dire in codice ciò che socialmente era sconveniente». In attesa del debutto con il pubblico in sala Pizzech ha riassaporato il gusto di lavorare dal vivo dopo tanti mesi di spettacoli a distanza.
«Le prove mi hanno dato un’emozione unica – racconta – tornare a lavorare dal vivo è bellissimo e commovente, ritrovarsi in teatro regala un’energia unica e ci fa sentire vivi. Sono in trepidante attesa per la prima con le persone in teatro. Poi a giugno tornerò a Livorno nella stagione estiva del “Goldoni” con opera tango di Astor Piazzolla (25 giugno, Fortezza Vecchia), mentre a luglio allestirò a Napoli “Una stanza tutta per sé” da Virginia Woolf con Marianella Bargilli, un progetto che stiamo costruendo anche per Cecina. Qui riprendiamo dal vivo i cantieri teatrali e la comunità si sta rimettendo in marcia: il cantiere per adulti “Memorie dantesche” si svolgerà negli spazi esterni del “De Filippo”, il cantiere adolescenti partirà al parco archeologico di San Vincenzino, quello per i bambini si svolgerà nel giardino della ludoteca. Questi risvegli primaverili saranno anche i luoghi delle performance estive, spazi del paese che i cittadini andranno a ripopolare. Per l’estate progettiamo infatti di utilizzare questi ad altri spazi all’aperto per dare ai luoghi pubblici un valore sociale, una funzione civile e teatrale. Pensiamo anche ad una performance sul corso principale, pervadendo di energia il centro». —
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