Italia
Il ragazzo che lavorava al circo ha conquistato il palcoscenico
CASTIGLIONCELLO. Alessio Pizzech, classe 1972, è un uomo di teatro a tuttotondo. Approda al canto ancora da bambino, lavora in un circo fino a 18 anni e da giovanissimo viene individuato il suo talento registico, dispiegato nell’arco di trent’anni con circa 150 spettacoli di prosa e lirica. Il suo percorso artistico inizia con l’esperienza attoriale ma arriva alla regia di prosa già nel 1991, mentre la sua prima regia lirica risale al 1997. Il lavoro di regista d’opera si è evoluto dall’esperienza attoriale con quelle di regista di prosa e di parola e musica. «Sono due dimensioni che da sempre dialogano in me alla ricerca di un’idea di autenticità e di verità nell’espressione scenica» spiega. Il viaggio si è nutrito di diverse esperienze, dal barocco alla contemporaneità, dal lavoro di formatore (che porta avanti dal 1993) alle regie di grandi autori del reportorio operistico, quali Rossini, Mascagni, Mozart, Verdi. Nel corso degli anni le sue collaborazioni si sono ampliate dalla costa toscana – dove ha lavorato a lungo con Armunia a Castiglioncello e il “Goldoni” a Livorno - fino ai maggiori teatri e festival nazionali, venendo poi inserito anche nei grandi circuiti operistici stranieri. Tra le più recenti ci sono le fortunate regie di “Rigoletto” nel 2016 (Teatro Comunale di Bologna), andato poi in tournée in Giappone nel 2019, “Turandot” (2016) e “Traviata” (2017) andate in scena al Japan Opera Festival, l’allestimento di “Orfeo” di Monteverdi per il Teatro Regio di Torino (2018), preceduto da una nuova regia di “Traviata” nel teatri di Treviso, Ferrara e Rovigo. Dello stesso anno è la regia di “Armida” di Haydn per il Festival di Eisenstadt, seguita da “L’Anima del Filosofo” sempre di Haydn. Nel 2019 debutta al Teatro La Fenice di Venezia con l’allestimento di “Re Pastore” e nell’agosto 2019 dirige “El Retablo” al Teatro Sperimentale di Spoleto. Tra le opere di prosa hanno riscosso successo “Per non morire di mafia” e “Dopo il silenzio”, tratte dai libri di Piero Grasso, il suggestivo “La carne del marmo”, spettacolo su Michelangelo Buonarroti con Alessio Boni, mentre è ispirata alla Shoah l’opera lirica contemporanea “Il Viaggio di Roberto” di Paolo Marzocchi su libretto di Guido Barbieri. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
