Il Tirreno

Viticoltori già in allarme «No all’acqua nel vino»

Divina Vitale
Viticoltori già in allarme «No all’acqua nel vino»

Ferri Graziani di Coldiretti: «Addio all’identità dei vini di Bolgheri e Val di Cornia» In provincia il settore conta oltre mille aziende e 5.300 ettari di superficie vitata

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Divina Vitale

castagneto. L’acqua nel vino allo scopo di “dealcolizzare”. È l’ultima proposta uscita da Bruxelles rivolta al mondo enologico. In pratica, in fase di valutazione, ci sarebbe la possibilità di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine. Acqua e vino. Un binomio che sconcerta i produttori già messi a dura prova, oltre che dalla pandemia, da altre idee partite proprio a livello europeo come l’etichetta che riporterebbe la scritta per cui “il vino nuoce gravemente alla salute” (come nelle sigarette) e il via libero al vino “senza uva”, ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Una pratica enologica che altera la natura stessa del vino che storicamente e tradizionalmente è solo quello interamente ottenuto dall’uva. Insomma non tarda ad arrivare il grido di allarme delle associazioni di categoria come Coldiretti e dei produttori stessi.

In provincia di Livorno il settore vino significa oltre mille aziende e 5. 300 ettari di superficie vitata. «Per i vini di Bolgheri e della Val di Cornia significa perdere l’identità legata al territorio – afferma Simone Ferri Graziani, presidente Coldiretti Livorno –. Siamo andati ben oltre promuovere il consumo consapevole. Qui si parla di denaturare un prodotto da quelle che sono le sue caratteristiche fondamentali. La pratica della annacquatura è per altro illegale. Sarebbe un danno enorme al nostro Made in Italy». Che aggiunge: «Un inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino. Siamo già impegnati per fermare una deriva pericolosa che rischia di compromettere la principale voce dell’export agroalimentare toscano che complessivamente sviluppa un fatturato da 1 miliardo».

La prospettiva fa inorridire i produttori. «Ormai è il male dell’epoca che avanza – dice Michele Satta, storico produttore bolgherese –. Si va a toccare l’immagine del vino d’eccellenza, una delle più importanti risorse economiche del paese. Sono molto contrario a questa opzione: si vorrebbe accettare un’alterazione del vino per ridurre il tasso alcolico? Il problema semmai è altrove. È un discorso molto complesso e importante». Che sottolinea: «Ha un senso affrontarlo difendendo la nostra cultura, l’espressione di un luogo, di una tradizione, la storia di un vino e dell’autore che ci mette il suo nome. Ci deve essere una indignazione forte contro l’Europa in questo senso. Si tratta di dignità. Se abbiamo una cosa da difendere è la nostra tradizione, l’autonomia, il prodotto genuino della terra che firmiamo con la nostra faccia». Gli fa eco Flavio Nuti di Podere la Regola a Riparbella: «La pratica di aggiungere acqua snatura la vera origine del vino. Mio nonno ce la metteva e faceva il “vinello”, ma si parla dei contadini che usavano il vino per dissetarsi, è un’altra storia. Meno si tocca il vino è meglio è, semmai bisogna lavorare diversamente in vigna. Non è certo la giusta pratica di cantina. Si sta esagerando, non c’è più rispetto della natura delle cose. L’Italia deve stare ben lontana da certe derive».

Chiude all’ipotesi dell’annacquatura Nico Rossi di Gualdo del Re a Suvereto: «Non voglio nemmeno pensarci, mi pare che si vada sempre peggio – dice –. Non so nemmeno come si possano proporre certe idee. Così si mette la parola fine all’agricoltura sana. Si va contro la storia, i Greci, gli Etruschi, coloro che hanno inventato il vino. Conservavano tutto con l’alcool, ma di cosa si sta parlando? Il vino si fa in tutto il mondo nella stessa maniera. Se mi si dice che il mondo non vuole più bere il vino con alta gradazione alcolica lo posso valutare, ma in questo senso bisogna lavorare in alternativa. Magari mettiamo impianti di irrigazione goccia a goccia – conclude –, di sostegno, cerchiamo altri sistemi. Ogni azienda ha il suo mercato, la sua filosofia. Si va verso la creazione di una nuova bevanda. Con l’aggiunta di acqua non è più vino. Così finisce che l’industria farà il vino e ciao».

Tira le fila Coldiretti: «È solo l’ultimo degli inganni autorizzati dall’Unione europea, che già consente l’aggiunta di zucchero nei Paesi del Nord Europa per aumentare la gradazione del vino mentre lo zuccheraggio è sempre stato vietato in quelli del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e affermare la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva». —

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