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Castagneto Carducci, intervista al conte Gaddo della Gherardesca: «Dopo il Covid serviranno più servizi per il turismo»

Divina Vitale ;
Il conte Gaddo della Gherardesca
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Il conte Gaddo della Gherardesca

L’esponente della casata ipotizza come cambierà il settore dopo la pandemia: «Abbiamo il paese più bello del mondo ed è necessario attrarre visitatori di fascia alta, puntare sul lusso e coordinare le strategie delle strutture ricettive»

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CASTAGNETO. Milano e Castagneto Carducci, città e Maremma settentrionale. Le due dimore di Gaddo della Gherardesca che, nei giorni scorsi, è stato protagonista in tv in un’intervista nel programma Quarta Repubblica di Nicola Porro. Dove ha parlato del profondo legame con il territorio e del dopo-pandemia. Annunciando che dopo Pasqua ha già in agenda un incontro con un manager di uno dei più grandi brand del lusso internazionali per cercare di fare squadra.

La sua ricetta per recuperare la crisi economica, e in particolare turistica, causata dal Covid.
«Dobbiamo studiare come attrarre la fascia alta, non voglio sentire discorsi populisti. Ma bisogna coordinare la strategia insieme ai campeggi, alle pensioni, B&B. Perché tutto fa parte di una stessa realtà, il turismo ha diverse sfaccettature. Il problema delle infrastrutture non è indifferente sia sotto il profilo dei trasporti che su quello dello svago. Dobbiamo prepararci: bisogna migliorare i servizi, l’offerta turistica, le cantine vanno aperte».

Qual è la formula vincente?
«Di posti belli ce ne sono tanti ma vincono la sfida quelli che danno dei servizi. In questo senso bisogna analizzare le nostre carenze e porvi rimedio. La gente vuole avere tante cose. Un primo passo lo abbiamo fatto aprendo il nostro castello, la nostra casa a visite guidate, contenute in numero naturalmente. E a pagamento, perché questa dimora costa 300.000 euro di manutenzione. Non mi sono mai pianto addosso come nessuno nella mia famiglia. Non bisogna gonfiarsi di meriti, ma chiedersi quali sono i nostri demeriti. E ripartire da lì».

Il turismo legato alle dimore storiche, in cui è inserito il Castello di Castagneto, hanno vissuto uno stop forzato. Come si resiste?
«Male si resiste. Perché non si incassa nulla da novembre 2019. Non ci sono soldi ma nonostante questo non abbiamo mandato a casa nessuno dei dipendenti. «Sembra strano ma anche noi siamo gente normale, sottoposti alle stesse leggi economiche. La differenza negativa è che paghiamo un sacco di tasse a cominciare dall’Imu che è una patrimoniale strisciante. Non abbiamo privilegi. Siamo lavoratori e si lavora tanto, non siamo una casta. Nonostante il cognome, certi stereotipi non esistono più».

Come ha vissuto la zona rossa? Secondo lei è stata decisiva o ha presentato lacune nel tempo?
«Premesso che non sono un esperto. Do un parere da dilettante. Avremmo dovuto chiudere per tre mesi definitivamente come altri paesi: questo tira e molla non è servito a molto, con i dati della Lombardia peggio dello scorso anno. Serviva maggiore rigore in un lasso di tempo minore. I danni sono gravi. Ora poi che se ne sono usciti col fatto che si può andare all’estero e non in Italia?! Ma vi sembra normale? Serve la vaccinazione e basta ed è l’unica cosa che non è stata fatta o saputa fare. Di chi è la colpa? Un po’ di tutti ma una grossa parte è della Comunità Europea che doveva garantirsi approvvigionamenti sicuri. Ci voleva più aggressività contrattuale nei confronti delle aziende distributrici. Ora, cerchiamo di usare bene le dosi che abbiamo».

Come si rialzerà l’economia?
«L’economia è andata ko, meno che negli alimentari e nella farmacistica. Il sistema comunque cambierà. Il 30-40% delle persone resteranno a lavorare a casa. Questo avrà un impatto notevole, specialmente nei grandi centri cittadini: sui trasporti che incasseranno meno, sui bar e sui ristoranti che non forniranno più il pranzo di mezzogiorno. Inoltre ci sarà un impatto sulla resa economica del mercato immobiliare: le grandi cattedrali di uffici non so chi le potrà più abitare, oltre ai problemi sugli affitti a carattere commerciale. Anche gli spostamenti a medio raggio subiranno un tracollo determinato dall’abitudine, che ormai la gente ha preso, di regolare i propri affari via call (digital)».

L’abbiamo vista in una trasmissione televisiva dove parlava di un legame storico culturale fortissimo col territorio...
«Molti ma non tutti conoscono la nostra storia. Abbiamo lasciato segni indelebili. Dal nonno che è stato, con l’industria col Cantiere Navale di Donoratico, un faro nella cantieristica a livello mondiale al paesaggio che oggi attrae tanti turisti e ancora alle costruzioni fatte, ben diverse dalle schifezze che vedo apparire oggi sul nostro territorio. Abbiamo sempre fatto la nostra parte, nel bene e nel male e siamo disponibili come dimostrato dalle attività intraprese a continuare. Spesso il vero problema e il freno sono determinati dall’ignoranza e dalla lotta di classe ormai del tutto anacronistica e per niente costruttiva. Si può ripartire cercando di valorizzare al massimo il territorio, in sinergia con le forze politiche oppure no? Bisogna ragionare della Costa Toscana per trovare ambiti più ampi da presentare al mercato internazionale. A questo proposito bisogna cambiare scale, oggi non si può competere a livello comunale, non siamo più nel Medioevo.

«Finalmente il Governo Draghi ha istituito un ministro per il coordinamento del Turismo e spero che da questa decisione scaturisca una strategia nazionale. Bisogna andare alla guerra tutti insieme e vincerla perché l’Italia ha tutte le caratteristiche per farcela. Certo questo mio ragionamento non sarà gradito a tutte le “caramille” locali che sfruttano i soldi pubblici a fini spesso personali, bisogna pensare all’interesse comune, questione fondamentale e ormai scomparsa da troppo tempo in questo paese».

Continua a fare vino?
«Sì, produco 4000 bottiglie, Castello di Donoratico, solo nel rispetto della memoria di mio nonno. Bolgheri racchiude il gotha del vino italiano. So benissimo che non potrei mai confrontarmi con loro. Ci sono nomi che parlano da soli: Incisa, Antinori, Gaja, Allegrini.. Comunque anche se non ne produco molto vi assicuro che ne bevo tanto (ride, ndr)…».

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