Il Tirreno

il caso  

Tredici appartamenti confiscati alla mafia e destinati ai Comuni

Alessandra Bernardeschi

Ma a Cecina e Rosignano gli enti locali non riescono  a entrarne in possesso: «Una lunga trafila da superare»

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cecina. Beni confiscati alla criminalità organizzata presenti sul territorio di Rosignano e Cecina. Con precisione, come riporta il sito della Regione Toscana aggiornato al 29 gennaio 2021, nel comune di Rosignano Marittimo si tratta di due aziende, di un appartamento e di un fabbricato industriale. Nel comune di Cecina i beni sequestrati sono: due appartamenti con terreno per i quali l’amministrazione comunale ha già avviato un percorso con Regione e Prefettura, più altri sei appartamenti facenti parte di un caseggiato non ancora ultimato. Tutti beni ancora affidati alla Anbsc, l’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. A Rosignano l’unica ubicazione certa, perché bene che risulta già assegnato ma restituito all’Agenzia, è quella di un appartamento che si trova in un condomino sul viale Trieste. Per gli altri immobili confiscati, ma non ancora assegnati, il sito della Regione non porta alcuna informazione precisa. «Quello di cui abbiamo contezza - dice il sindaco di Rosignano Daniele Donati - è l’appartamento in un condominio sul viale Trieste zona porto. Abbiamo eseguito un sopralluogo ma l’abitazione presenta abusi edilizi difficilmente sanabili». Un appartamento che poteva essere affidato «al Comune - precisa l’assessore all’urbanistica Vincenzo Brogi - ma che è stato restituito all’Agenzia». Attualmente, tutti e quattro i beni elencati sul sito della Regione sono in mano all’Agenzia Nazionale.

A Cecina, il discorso è diverso perché il Comune ha iniziato il percorso con Regione e Prefettura relativamente a due appartamenti confiscati: «Uno con terreno nella zona a sud di Cecina - spiega l’assessore alla cultura e urbanistica Domenico Di Pietro - l’altro bene, metà di un appartamento con terreno, nella zona di Cecina nord. Per queste due abitazioni abbiamo già avuto una serie di incontri con Regione e Prefettura per la sua destinazione d’uso. L’ultimo passaggio è quello con la Conferenza dei servizi che è stata ritardata a causa Covid». In mancanza di questo passaggio i due beni non sono stati ancora assegnati al Comune. A questi si vanno ad aggiungere altri sei appartamenti. «Si tratta di una procedura di confisca - continua Di Pietro - relativa ad un professionista del nord Italia che aveva in sua proprietà un caseggiato composto da sei appartamenti. L’edifico non è completato. È rimasto praticamente lo scheletro in muratura». Affinché i beni confiscati vengano assegnati ci sono da effettuare vari passaggi. «Il Comune deve presentare un progetto ed indicare la destinazione d’uso dell’immobile. Destinazione che deve essere a scopi sociali. È possibile - conclude Di Pietro - mettere a reddito il bene solo se i proventi vengono impiegati in attività sociali e del terzo settore». Non è possibile effettuare la vendita dei beni confiscati che entrano a far parte del patrimonio indisponibile dell’Ente.

A Rosignano a portare alla luce la presenza di quattro immobili confiscati e la necessità di rendere pubblici i dati sono stati Elisa Becherini e Mario Settino del Movimento Cinque Stelle. I due consiglieri chiedono formalmente al sindaco di rendere pubblica l’ubicazione di questi beni e di sapere come il Comune pensi di utilizzarli. «I Comuni sono gli enti più prossimi al territorio e dovrebbero potenziare la loro capacità di restituzione alla collettività del patrimonio sottratto. I cittadini - proseguono - dovrebbero avere la piena fruibilità di tutti i dati così come prevede l’articolo 48 del codice antimafia. Il Comune dovrebbe fornire un elenco e pubblicizzarlo sul suo sito istituzionale con tanto di destinazione. Ma i dati non ci sono». Secondo Becherini e Settino sarebbe interessante sapere anche «quale attività malavitosa abbia provocato la confisca di questi beni». —

Alessandra Bernardeschi

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