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Il consulente: «La gomma dell’autocisterna era usurata»
Era il luglio 2015: i bambini viaggiavano negli ovetti Il camion sbandò e schiacciò l’auto in fase di sorpasso contro il guard-rail
CECINA. La gomma rimasta intonsa dopo uno schianto da brividi, identica per modello e marca a quella scoppiata, era consumata. Un’usura visibile a occhio nudo accertata nel corso delle perizie disposte dalla Procura.
È la tesi del consulente dell’accusa, ingegner Riccardo Bertini, sentito nel corso del processo per omicidio colposo plurimo in cui sono imputati l’autista dell’autocisterna e il legale rappresentante della società di trasporti. In un incidente stradale sull’A12 da togliere il sonno, a morire furono due fratellini gemelli di sette mesi. Era il pomeriggio del 13 luglio 2015.
I piccoli, Andrea e Luca, si trovavano negli ovetti sui sedili posteriori della Nissan Qashqai guidata dal padre Christian Brambilla, 38 anni, di Bellinzago Lombardo (Milano). Al suo fianco la moglie Elisa Chiricò, 36 anni, di Cecina. Stavano rientrando a casa dopo le vacanze dai nonni della donna a Rosignano Solvay. L’autocisterna sbandò per lo scoppio di uno pneumatico e nello scarto fuori controllo andò a schiacciare contro il guard-rail l’auto in fase di sorpasso della famiglia al rientro dalle ferie. Estratti dai rottami, i due piccini cessarono di vivere nella disperazione più cupa dei soccorritori, dal personale sanitario ai vigili del fuoco e ai poliziotti della stradale.
Davanti al giudice Beatrice Dani (pm onorario Massimiliano Costabile) sono imputati l’autista dell’autoarticolato, Ilie Oprea, 63 anni, romeno, residente a Fano, difeso dall’avvocato Serena Perna, e il legale rappresentante della ditta di autotrasporti "Eugenio Ferrari", sede a Piacenza, stabilimento operativo a Lodi, Maurizio Ferrari, 55 anni, assistito dall’avvocato Francesco Maresca.
Citata come responsabile civile la Reale Mutua, compagnia assicuratrice del mezzo pesante, rappresentata dall’avvocato Max Giordano Marescalchi.
Ammessi i nonni dei bimbi come parti civili, i genitori dopo un primo risarcimento, hanno avviato un’azione civile e non sono nel processo.
Nella sua ricostruzione il consulente dell’accusa ha sottolineato l’usura del pneumatico “gemello” a quello esploso, ipotizzando un’installazione contemporanea e quindi ritenere equivalenti le condizioni della gomma saltata con quella superstite.
Una consunzione evidente che potrebbe essere all’origine della rottura improvvisa e dello sbandamento finito in tragedia. All’imprenditore si contesta di aver messo in strada un mezzo con gomme usurate e all’autista di non averle controllate prima di mettersi al volante. Prossima udienza a luglio. —
P.B.
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