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Le mascherine? «Ormai non le produciamo più»

C.G.
Le mascherine? «Ormai non le produciamo più»

Viaggio tra gli imprenditori che avevano riconvertito la produzione. «Ora ci sono forniture nazionali non c’è più l’emergenza» 

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CECINA. All'inizio della pandemia hanno convertito la produzione e, dal creare capi per l'abbigliamento sportivo, sono passati a essere una fabbrica di mascherine: la ditta Confezioni Elsa di San Pietro in Palazzi ha risposto così all'appello che lanciò il Comune. La stessa cosa ha fatto la tappezzeria Marsili di Cecina. E, a Bibbona, anche le titolari di Fv boutique hanno iniziato a cucire le protezioni per il volto da destinare alla Pubblica Assistenza di Cecina e alla protezione civile. Oggi, dopo che è trascorso un anno dall'inizio del primo lockdown, c'è chi è tornato interamente alla vecchia produzione e chi qualche mascherina continua a confezionarla. «Noi produciamo ancora qualche mascherina moda, ma in minore quantità rispetto a un tempo – spiega Giacomo Regoli, uno dei titolari della Confezioni Elsa – Poi per il momento ci occupiamo di confezionare indumenti da ciclismo, uno dei pochi sport che è possibile praticare». Ricordiamo che la ditta con sede nella zona artigianale di San Pietro in Palazzi, dopo aver sfornato migliaia di mascherine in tessuto non tessuto commissionate dal Comune di Cecina, a un certo punto ha iniziato a cucirne parecchie in fantasie alla moda. «Certo è che il lavoro sta diminuendo - prosegue Regoli - E mi auguro, anche per questo, che la situazione cambi in fretta». Come la Confezioni Elsa, anche la tappezzeria Marsili lo scorso anno si è messa all'opera producendo mascherine per la protezione civile di Cecina. «Adesso non le cuciamo più – spiega Gianluca Marsili – Finito il lockdown siamo tornati alla nostra produzione normale». E, con l'aumento della disponibilità di protezioni per il volto, anche Federica Delogu e Valentina Ulivieri, Fv boutique di Bibbona, hanno cessato la produzione di mascherine. «Abbiamo smesso di crearle per la protezione civile con la fine dell'emergenza. Anche se per un po' di tempo abbiamo continuato a cucire qualche pezzo per la gente del paese», spiega Federica Delogu che, insieme alla sua socia, continua a portare avanti il lavoro in boutique. «Con la zona arancione lavoriamo un po' meno - dice la giovane bibbonese - ma tutto sommato non ci possiamo lamentare. Produciamo tanti capi su misura e vendiamo anche online. Insomma, andiamo avanti con l'impresa che abbiamo creato due anni fa». —

C.G.

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