Il presidio
Dall’ex Faro al Girarrosto uno tsunami in Comune indagata mezza giunta
L’indagine delle Fiamme Gialle, che ha condotto agli arresti sindaco e assessori Ventisei in tutto le persone coinvolte: tutto è iniziato dall’esposto di un privato
Manolo Morandini
SAN VINCENZO. Uno è stato definito uno stalker. Altri due hanno bloccato il cantiere che sulle ceneri dell’ex pizzeria Il Faro puntava a edificare una palazzina fronte mare di tre piani fuori terra. Vicende separate, con molti protagonisti in comune. La trama dell’inchiesta della Procura di Livorno che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini, gli imprenditori David Dal Pont e Lauro Dal Pont e all’interdizione temporanea dai pubblici uffici dell’ex segretario comunale Salvatore De Priamo segue percorsi separati che con il tempo finiscono per intrecciarsi. Coinvolgendo l’ex assessore ai lavori pubblici Antonio Russo, a cui viene risparmiata la misura cautelare poiché non ha più un ruolo nella macchina amministrativa, i tre quarti dell’attuale giunta, tecnici comunali, imprenditori, professionisti. In tutto sono 26 le persone coinvolte a diverso titolo.
L’ex Faro
Quell’appartamento in via del Faro lo hanno acquistato incantati dalla vista sul mare. Ed è per difendere il valore della loro proprietà che si sono rivolti dal tribunale amministrativo regionale Cesare Molta e Maria Grazia Sagaci. La vicenda non si è ancora conclusa. Nei prossimi mesi è atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato sui ricorsi con cui la proprietà Agi Spa, riconducibile a Stefano Lazzerini e Gian Primo Lazzerini, entrambi indagati, oltre al Comune di San Vincenzo, puntano alla riforma delle due sentenze del Tar di gennaio 2018, con cui sono stati annullati altrettanti permessi a costruire per realizzare un edificio di tre unità abitative su tre piani fronte mare dal recupero delle volumetrie a uso commerciale esistenti. Nel frattempo, il caso è arrivato in Procura. Alla fine del 2017 il cantiere viene messo sotto sequestro, salvo revocare il provvedimento perché i lavori sono bloccati. Intercettazioni telefoniche e ambientali vengono richiamate nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari e portano alla luce “quanto forte sia l’interesse del Comune, e in particolare degli indagati il sindaco Alessandro Bandini, l’assessore all’Urbanistica Massimiliano Roventini e Salvatore de Priamo”, che è all’epoca dei fatti è segretario generale e dirigente all’Urbanistica, “a una soluzione in linea con il progetto”, firmato dal geometra Moreno Sparapani e già valutato illegittimo dal Tar. Viene fatto riferimento a due permessi a costruire “entrambi falsi, laddove contengono richiami ai pareri del responsabile del procedimento, il quale afferma che l’intervento rispetta l’articolo 77 del Piano strutturale vigente”. Il responsabile è il geometra comunale Salvatore Dell’Aiera. Viene intercettato nell’ufficio del sindaco dove si affaccia per ringraziarlo a “seguito del rilascio di un titolo edilizio ottenuto dal padre”. Per il giudice merita di essere riportata la risposta del sindaco Bandini: “Bene! Fa piacere, quindi… dovere! Era un impegno preso”.
L’ex Girarrosto
È dell’11 settembre 2017 la relazione dell’Arpat sull’inquinamento acustico prodotto dal traffico sull’Aurelia che accerta un valore della rumorosità nelle ore notturne oltre i limiti di legge. La soluzione potrebbe essere l’installazione di barriere fonoassorbenti a lato del tracciato della strada che corre sotto il complesso edificato dell’ex Girarrosto. A sollecitarlo è Guido Pozzana, proprietario di un appartamento nel complesso Castel del mare, costruito nell’area dell’ex Girarrosto. Ci prova in tutti i modi a venire a capo della vicenda, fino a trovarsi tutte le porte chiuse. La sua ostinazione nel segnalare il problema si allarga a ciò che non va su quella collina alle porte di San Vincenzo. In municipio c’è chi arriva a definirlo uno stalker per la sua insistenza. A tendere un orecchio è la Procura. Passa anche da qui l’inchiesta. La convenzione firmata nel 2009 tra Comune e Agi Spa, riconducibile a Stefano e Gian Primo Lazzerini, prevede prima la costruzione della struttura turistico ricettiva e dopo del residenziale. Così non è stato. A oggi i lavori dell’albergo non sono mai iniziati. Nel palazzo comunale nessuno sembra accorgersene. L’inchiesta accerta che l’obiettivo è trasformare tutte le volumetrie in residenziale. Il progettista è Moreno Sparapani. Ma c’è dell’altro. I garage sono costruiti fuori terra anziché al piano seminterrato, per “consentirne il cambio di destinazione in abitativo”. –
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