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il caso 

La “bolla” delle mamme che rischia di rompersi «Non chiudete l’asilo»

Guido Fiorini

«Fra scuola e casa abbiamo costruito una grande famiglia. E zero contagi»

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Guido Fiorini

CECINA. Non sempre la zona rossa e la chiusura delle scuole sono deterrenti alla circolazione del virus. Può essere vero anche l’opposto. Succede se alcune mamme si organizzano, pensano al benessere dei propri bambini, e creano una sorta di “microbolla” fra casa e asilo. Un grande ambiente allargato e protetto che, da marzo scorso, funziona alla perfezione e che da domani rischia di perdere efficacia, perché la scuola chiude.

Succede all’asilo San Ranieri di Palazzi: nido e scuola d’infanzia, tre sezioni, in tutto meno di trenta bambini. «Quando è scoppiata l’epidemia – racconta Maria Selene Ollandini, che parla anche a nome delle altre, madre di una bambina – abbiamo capito, con le altre madri, di condividere lo stesso modo di pensare. Valori che ci univano e, soprattutto, il desiderio di non stravolgere troppo la vita dei nostri bambini. Siamo convinte che vadano protetti, ma anche che abbiano bisogno di socialità, di contatti fra loro, di scambiare esperienze. Così abbiamo fatto alcune riunioni e abbiamo deciso una strategia comune. In sostanza ci siamo create una microbolla che limitasse al massimo i contatti esterni, ma che facesse diventare asilo e casa come una grande unica famiglia. Un’organizzazione che ha funzionato in modo esemplare».

Alcuni accorgimenti hanno così consentito di evitare contagi. «Abbiamo deciso di limitare la vita dei nostri bambini a scuola e casa, eliminando gli altri contatti e tutte le attività collaterali. In sostanza i nostri figli vanno all’asilo, sempre con le stesse insegnanti, giocano fra loro nel giardino davanti alla scuola, poi tornano a casa. E se si incontrano fuori dalla scuola per una merenda o un compleanno, sono sempre gli stessi. Da un anno questa strategia funziona, non abbiamo avuto casi e anche noi abbiamo il tempo di andare al lavoro. Inoltre, nel caso dovesse succedere, saremmo comunque in grado di limitare a poche persone la diffusione del virus. Ora, però, siamo preoccupate».

La chiusura della scuola, infatti, da domani spezza la microbolla.

«Da domani questi bambini, nell’orario della scuola, da qualche parte dovranno andare. E, anche se faremo di tutto per limitare i contatti, qualcuno in più ci sarà per forza. Molte di noi lavorano, non tutte possono staccare o farlo da casa. Le ferie qualcuna le ha, altre no. Insomma dovremo appoggiarci ai nonni, magari prendere una “tata”. In sostanza, chiudendo la scuola le probabilità di contagio invece di diminuire, aumentano. E perdiamo anche quella socialità protetta che avevamo costruito con grande fatica e che faceva stare bene i nostri bambini». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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