Il Tirreno

A Rosignano si è vaccinata a quasi cento anni nonna Ortelia: «L'ho fatto per il bene di tutti»

Alessandra Bernardeschi
A Rosignano si è vaccinata a quasi cento anni nonna Ortelia: «L'ho fatto per il bene di tutti»

Storica “nonna vigile”, fondatrice e a lungo presidente Auser «Chiamo gli associati per tenere loro compagnia»

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ROSIGNANO. Staffetta partigiana, dirigente e volontaria Auser, depositaria della memoria storica dei tempi di guerra, attiva nel volontariato fino a pochi mesi fa. Ortelia Castellani, classe 1921, è una donna del secolo scorso. Di quelle che si rimboccano le maniche e non si abbattono di fronte ai problemi, neppure oggi che sta per compiere 100 anni e sta vivendo i disagi di una epidemia. «Sabato scorso mi sono fatta fare il vaccino contro il Covid – racconta – l’ho fatto per me ma anche per dare il buon esempio ai giovani. Ora aspetto la seconda dose. Sono mesi e mesi che sto rinchiusa in casa e tra quattro mura è triste». Ancora più triste per lei che prima del Covid trovava ancora la forza di fare compagnia agli anziani anche quelli ospiti nelle Rsa.

«Ho qualche acciacco – dice – ma li hanno anche i più giovani. E quindi bisogna sopportare e andare avanti». Lucida e schietta, raccoglie in poche frasi la sua vita. «Sono nata a Rosignano Marittimo – racconta – e da ragazzina già aiutavo i partigiani. A quei tempi mio babbo, Amerigo, lavorava in Solvay. Era in contatto con persone che venivano da Castellina dove era attivo un gruppo di partigiani. Ogni giorno gli andavo a portare il pranzo e dentro al paniere mettevamo sempre del cibo in più per i giovani partigiani».

Volontaria nell’animo Ortelia Castellani, senza distinzioni. «Avevo 22 anni quando, dopo i bombardamenti a Rosignano Marittimo, andavo assieme a don Giovanni Naldini, parroco del paese, a vedere se le bombe avevano provocato vittime o feriti. Ero così giovane. Alla fine della guerra – continua – amici di mio fratello, che è stato deportato in Germania, ci raggiunsero nel rifugio, sotto Rosignano Marittimo. Ci dissero che erano arrivati gli americani, che l’incubo era finito. Mi ricordo ancora gli abbracci che ci siamo scambiati, la felicità che abbiamo condiviso e le fasce tricolori che ho cucito sulle loro giacche». Proprio per i suoi lucidi ricordi, per il suo spirito battagliero, Ortelia Castellani è stata chiamata più volte a tenere conferenze nelle scuole dove ha testimoniato fatti, episodi dei tempi di guerra. Una donna che non si è mai fermata pur dedicandosi al marito Carlo Guglielmi e al figlio Claudio. Marito nato in Germania ma che fu richiamato in Italia da Mussolini in occasione dell’entrata in guerra».

«Pensi – racconta orgogliosa – nel ’92 sono tra le persone che ha fondato l’Auser. All’inizio eravamo tutte donne». Associazione che tutt’oggi aiuta gli anziani e della quale Ortelia Castellani è stata dirigente e volontaria. «Sono stata la prima nonna vigile, operavo davanti alle scuole Europa. Ho aiutato le mamme che lavoravano: all’uscita da scuola, se erano in ritardo, sorvegliavo e tenevo i loro bambini».

Nel 2018, all’età di 97 anni, nel salone dei 500 di Palazzo Vecchio a Firenze è stata premiata dall’Auser come persona non più giovane che ha portato lustro alla Regione. «Conservo ancora la pergamena e l’articolo», dice. Amata e conosciuta in tutta Rosignano per il suo impegno ma anche per gli squisiti frati che vendeva alla festa dell’Unità, celebri in tutto il territorio e provincia.

Una donna dell’altro secolo Ortelia Castellani che, con i suoi 99 anni, ancora si da da fare per rendersi utile, che ancora riesce a ridere come una ragazzina: «In casa tengo la lista di tutti gli associati Auser e so quando compiono gli anni. Molti abitano da soli. E così, il giorno del loro compleanno, io alzo il telefono per fargli gli auguri, di più non posso per via del Covid. Parlo con loro, gli tengo compagnia. Poi qualcuno mi dice: siamo anziani, non siamo come lei! E allora mi metto a ridere». Adesso «sto in casa, non possiamo uscire per via del Covid. Mi auguro davvero che al più presto riescano a vaccinare tutti, altrimenti qui è un bel problema!». —

Alessandra Bernardeschi

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