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la protesta  

Il ristoratore Bacci: noi chiusi e i banchi all’aperto consentiti»

Maria Meini
Il ristoratore Bacci: noi chiusi e i banchi all’aperto consentiti»

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CECINA. Le chiusure dei ristoranti stop and go, i continui cambi di “colore” e di regolamento, i ristori che non arrivano: per Andrea Bacci, titolare del ristorante Ristopescheria da Mery, a Cecina Mare, è l’applicazione delle norme anti-Covid che non va. Bacci ha dato sfogo alla propria rabbia scrivendo un post su Facebook alla vigilia dello Sbaracco e dopo la chiusura forzata di San Valentino. Un post che ha suscitato decine di commenti, di negozianti ed esercenti altrettanto arrabbiati. «Dopo aver pensato ai dolcini a cuore, comprato le rose per ogni tavolo, fatto spese in più parti, ordinato le ostriche dalla Francia - scrive Bacci -, già la Francia che a ogni partita Iva Macron dà 10mila euro al mese, arriva la comunicazione 12 ore prima che dobbiamo rimanere chiusi. E quindi? I mancati incassi chi ce li ridà? Le spese chi ce le rimborsa? Le ostriche già buttate. Ah già, i ristori! Peccato che la mia azienda neanche quelli di novembre ha percepito. Quando arrivano? Però apprendo che lo Sbaracco a Cecina è consentito, mandrie di persone a sgomitare vicine per un indumento sotto costo vanno bene? E noi, con i tavoli a distanza, la capienza controllata, le mascherine incollate, il gel igienizzante ovunque, anche sul pesce, perché no? Ma lo Sbaracco sì? Credo che sia arrivato il momento di rovesciare panche, tavoli e anche qualche macchina...»

Bacci ci tiene a fare chiarezza e moderare i toni . «Quando ho scritto il post ero arrabbiato – dice – pensavo ai gilet gialli... ora mi è passata. Purtroppo qualcuno non ha capito il senso, non ce l’ho con lo Sbaracco né con i negozianti né con il mercato, sarebbe assurdo, una guerra tra poveri. Dico un’altra cosa: dico che è sbagliato il modo in cui vengono applicate le restrizioni. Io a San Valentino sarei voluto restare aperto, poi ha prevalso la razionalità ma è stata una rimessa a bocca di barile, ho convertito qualcosa in asporto ma non basta. Non si può tenere aperto quattro giorni a pranzo in un mese, se dev’essere chiusura che sia per tutti, perché gli assembramenti ci sono anche al mercato! E allora facciamo una chiusura vera come in Francia, dove il governo paga 10mila euro al mese alle partite Iva sotto gli 800mila euro e gli stipendi ai dipendenti. Poi che vengano a controllare e facciano rimanere aperti quelli che si sono messi in regola. Così non ne possiamo più, con questi ristori a pioggia che sono stati dati anche ad attività stagionali. È un fallimento. E io sono un ottimista! Lunedì andrò a Roma per la protesta dei ristoratori, non servirà a niente ma ci sarò». —

Maria Meini

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