Il Tirreno

solidarietà 

Centro di raccolta alimentare 1600 pacchi consegnati nel 2020

Michele Falorni

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CECINA. Il Centro di raccolta alimentare della Pubblica assistenza è un punto di riferimento. Aperto vent’anni fa, fotografa la crisi che nel tempo ha colpito famiglie e persone sole. Se fino all’esplodere della pandemia i problemi erano gravi, da marzo dell’anno passato si è aperto un cratere. Giovanni Ippolito, il coordinatore, presenta il bilancio: 1600 pacchi consegnati nel 2020, contro i 1200 del 2019, agli indigenti che si presentano allo sportello di piazza Alessandrini e ai saltuari. Di questi, il 75% sono italiani e il 25 stranieri. L’apertura è il venerdì pomeriggio e la regola dice che la consegna del cibo avviene una volta al mese, ma le eccezioni non mancano perché il momento è critico. Le persone che bussano alla porta sono circa 600 e arrivano dalle segnalazioni del Comune, degli assistenti sociali e di altre associazioni presenti sul territorio. La lista è lunga, ma non basta a ridimensionare un fenomeno in crescita, in quanto la piaga è profonda e trasversale. Ovvero colpisce tutti gli strati della società, dagli adolescenti ai sessantenni e, com’è facile immaginare, oltre. Alle famiglie nei guai si aggiungono uomini e donne rimasti soli e mamme con i figli a carico, che un giorno dopo l’altro si misurano con le difficoltà della vita, traducibili nella perdita del lavoro, nelle bollette da pagare e negli imprevisti che non si possono calcolare ma pesano. «Un pacco – spiega Ippolito, dietro alla scrivania dal 2010 – contiene latte, biscotti, pasta e olio, formaggio, legumi e marmellate. I generi alimentari provengono al 50% dalla Comunità europea e dal Fondo nazionale italiano, mentre il resto dal Banco Alimentare di Firenze, dalle donazioni private in forma anonima e dalle raccolte promosse nei supermercati». A Cecina non mancano persone sensibili che aiutano e sostengono casi gravi. Se nel 2020 le buste consegnate sono state 1600, nel 2019 erano circa 1200 e la differenza, 400, certifica come la povertà abbia eroso un altro lembo di tessuto sociale. «Il coronavirus – prosegue Ippolito – ha senza dubbio inciso nella quotidianità e le richieste sono aumentate. L’emergenza sanitaria ed economica è forte, chiunque lo percepisce. Speriamo che non cresca, sebbene tanti, a partire dagli stagionali, abbiano già perso la propria occupazione. Quest’anno, dal primo di gennaio a metà di febbraio, i pacchi assegnati a testa sono già 250». Il centro, fondato nel 2000 dall’associazione Vo.Ce, volontariato cecinese, e subito gestito dalla Pubblica assistenza ora presieduta da Serena Mulaz, ha visto l’attività crescere. Erano 50 buste al mese nel primo decennio, poi dal 2010 al 2016 sono divenute ben 1500 l’anno e, dal 2016 al 2019, hanno registrato una leggera discesa (1200). Dal 2020, con la pandemia, nuova risalita fino a 1600, il picco massimo, che diviso 12 fa 130 pacchi al mese.

Insieme a Giovanni, instancabile, collaborano Graziella Guidi, Girolamo “Mimmo” Bevinetto, Matteo Del Corso e Alice Bertoncini, pronti ad ascoltare richieste ed esigenze, come gli altri volontari del sodalizio impegnati in molteplici servizi. —



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