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Raccolta di firme per riaprire le Poste a Casino di Terra

Michele Falorni
Raccolta di firme per riaprire le Poste a Casino di Terra

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GUARDISTALLO. Con una lettera scritta alla direttrice delle Poste e al prefetto di Pisa, il sindaco di Guardistallo Sandro Ceccarelli chiede che l’ufficio del Casino di terra apra quattro giorni alla settimana e non soltanto uno come avviene da marzo dell’anno passato, quando esplose la pandemia. «È impensabile – dice il primo cittadino – avere servizi così ridotti, in quanto nella frazione arrivano residenti da Casaglia, Miemo e dalla Sassa, ora costretti a mettersi in fila». Prima del coronavirus, la piccola sede era sempre aperta, garantendo alle persone della zona, campagna compresa, di sbrigare le pratiche senza perdere tempo e innervosirsi. Siccome il problema è evidente, Ceccarelli ha chiesto che a Casino di terra le poste mettano almeno un bancomat, ossia uno sportello esterno digitale per alleggerire le pratiche. A monte l’azienda ha un piano di rilancio e di valorizzazione dei piccoli paesi, «ma – dice il sindaco – serve chiarezza, perché in teoria il progetto esiste, però subiamo continui tagli. Vorrei capire meglio. Il dialogo con le poste è iniziato è settembre e ho sempre sottolineato che i servizi sono molti e interessano tutte le fasce sociali, dai bambini agli anziani, che si recano negli uffici per pagare le bollette e chiedere informazioni varie». Senza dimenticare chi utilizza le carte elettroniche. Ceccarelli ricorda che in tempi non sospetti le riduzioni hanno colpito anche Guardistallo, con l’apertura passata da sei a quattro giorni, senza bancomat e incremento del disagio. Da qui, la necessità di scrivere un documento ufficiale per esporre la questione alla dottoressa Consuelo Loiero e al prefetto Giuseppe Castaldo e magari ottenere una soluzione. «Intanto – continua Ceccarelli – promuoveremo una raccolta di firme e a occuparsene saranno il Comitato Insieme per Guardistallo e il Comune in attesa di una risposta entro un mese. Nel caso in cui non bastasse, scriverò alla direzione centrale a Roma». L’idea è di valorizzare i piccoli centri, poiché gli abitanti hanno bisogno di riferimenti certi e non, come avviene senza preavviso, di continui ridimensionamenti e chiusure. —

Michele Falorni

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