Traffico illecito di rifiuti: indagate cinque persone Sequestri per 1,3 milioni
Nel mirino delle fiamme gialle la Prometal e la Lonzi Rottami «Tre milioni di incassi occultati e autorizzazioni mancanti» La difesa: «È tutto in regola»
LIVORNO
Secondo la guardia di finanza non avrebbero avuto le autorizzazioni per raccogliere e trasportare i rifiuti ferrosi. Motivo per il quale cinque persone, le cui aziende a loro riconducibili sono accusate di non aver dichiarato tre milioni di euro, sono indagate per traffico illecito di rifiuti e a loro i militari hanno sequestrato beni per 1,3 milioni.
Le fiamme gialle della tenenza di Castiglioncello, guidata dal comandante Bruno Masiello, hanno messo nel mirino con l’operazione “Clean Economy” la Lonzi Rottami di Rosignano e la Prometal di via Vallin Buio, a Livorno, che al Tirreno si difende: «Abbiamo sempre comprato e venduto metalli regolarmente – dice il titolare Luca Brondi – con le autorizzazioni necessarie». Mentre dalla Lonzi Rottami non è arrivata risposta.
«Ricostruiti – scrivono i finanzieri – oltre 60.000 conferimenti di rottami, parti di autoveicoli e di elettrodomestici, di pezzi meccanici e di rame, per oltre 12 milioni, che circa 6.000 privati e titolari di ditte, nel periodo dal 2012 al 2016, hanno effettuato a favore delle tre società (la posizione della terza è stata stralciata perché coinvolta in un altro procedimento ndr). Per la raccolta e il trasporto dei rifiuti di metalli ferrosi occorre un’autorizzazione che non avevano».
Le due società e le cinque persone che, «grazie all’organizzazione del traffico di rifiuti avevano ottenuto un guadagno indebito di 1,8 milioni di euro, è scattato il sequestro di disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie, auto e di 13 immobili per 1,3 milioni di euro».
«La commercializzazione di rottami in nero è una pratica molto pericolosa – afferma il colonnello Gaetano Cutarelli, il comandante provinciale della guardia di finanza – perché questi rifiuti viaggiano senza un formulario e quando vengono conferiti agli “sfascia carrozze” non c’è una cernita e un controllo o un’analisi sulla loro origine. Le aziende così risparmiano sulle spese di recupero e ottengono un ingiusto profitto. I 49 conferitori individuati, privati o ditte, sia italiani, sia nordafricani o dell’Est Europa, sono stati tutti verificati, riscontrando complessivamente tre milioni di guadagni non dichiarati in relazione a ventimila tonnellate di materiale ferroso ceduto in nero». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
