Meteo
«Sono stati dieci secondi terribili e hanno cancellato tutta la nostra vita»
Ada Bartolini e Franco Rocchi abitano in via Agostini e sono tra gli sfollati ospitati all’albergo Villa dei Gerani «Quando nostra nipote ci ha detto che era crollato il soffitto di camera ci siamo messi a piangere»
il racconto
«Quando stamani mia nipote ci ha detto che il soffitto della camera è crollato mi sono messa a piangere. Non ce lo voleva dire perché sapeva che per noi è un colpo durissimo».
Mentre ripercorre i dieci secondi tragici in cui lei e suo marito hanno visto la loro vita distrutta da un vortice di vento, Ada Bartolini sospira fino alle lacrime. Lei e Franco Rocchi sono due dei sei sfollati che vengono ospitati all’interno dell’albergo Villa dei Gerani, su viale Trieste a Rosignano Solvay.
«Ma lo sa che sono cinquant’anni che abitiamo in quella casa – insiste il marito – Lavoravo in Solvay e l’ho comprata a rate di 25mila lire a volta. Quella è casa nostra e ora non possiamo neanche entrare perché il soffitto è caduto proprio nella nostra camera da letto».
Ada ha 85 anni e il marito 88. Sono sposati da 62 anni e da mezzo secolo abitano al primo piano del palazzone al civico 7 di via Agostini. La sera di venerdì 25 settembre, quando il tornado ha devastato la zona del Lillatro, moglie e marito erano in una piccola dependance all’esterno della casa. È la stanza dove la donna passa i pomeriggi a cucire e ricamare. «È sempre stata la mia passione. Da venticinque anni - ricorda con orgoglio - sono docente di ricamo all’Università della terza età di Rosignano».
Poi la mente torna a quei dieci secondi di inferno, in cui la zona del Lillatro è stata sferzata dalla tromba d’aria. «Avevo preparato pasta al forno, arista di maiale, patatine arrosto e anche un porcino – dice la signora Ada - e stavamo festeggiando il compleanno di mio nipote, insieme a mia nuora e ad alcuni amici del bimbo. A un certo punto si è sentito chicchi di grandine continui, mio nipote è andato alla porta e un vortice lo ha buttato sul divano. Poi ha sono cominciate ad arrivare le tegole e i vetri della porta finestra».
La donna si commuove ricordando quegli attimi tremendi. «Io tremavo – era come se non vedessi più nulla anche perché la scheggia di una tegola mi ha ferito sulla punta del naso. Ho avuto paura che non avrei più rivisto mio nipote, invece lui mi abbracciava e mi urlava: “Nonna, nonna, stai tranquilla. È tutto a posto”. Sono stati attimi indescrivibili, non smettevo di tremare».
Dieci secondi e il tornado, dopo aver seminato distruzione e terrore dal circolo Canottieri fin dentro al perimetro del parco industriale, ha mollato la sua presa. Lasciando la zona del Lillatro come in una bolla: niente luce elettrica e pioggia battente su quelle case sventrate.
Sono arrivati i soccorsi e moglie e marito sono stati portati all’ospedale di Cecina e poi, nella notte fra venerdì e sabato, alla palestra del Lillatro dove era stato allestito il ricovero per gli sfollati. «I volontari sono stati bravissimi – dice Ada – Ci hanno assistiti, ma soprattutto coccolati. Lo scriva mi raccomando, anche se abbiamo una grande sofferenza è stato un gesto commovente che non dimenticheremo».
Sabato pomeriggio la coppia ha avuto conferma di poter essere ospitata all’interno dell’albergo Villa dei gerani.
«Mia nipote e mia nuora – dice Bartolini – ci hanno portato un po’ di vestiti recuperati alla svelta. Ma adesso sta arrivando il freddo e dovranno prenderci anche qualche maglione. Ringraziamo tanto questo albergo che ci dà ospitalità, ma tra qualche giorno dobbiamo lasciare la stanza. E mi chiedo cosa faremo, non sappiamo dove andare. Forse dovremo trovare un appartamento in affitto, perché a casa nostra non potremo entrare chissà per quanto tempo. Ma io ho oggetti da portare via, cose che ci servono. Qui abbiamo solo qualche busta con i medicinali essenziali».
Le fa eco il marito Franco, che mentre con il pensiero ripercorre la sera del tornado resta quasi senza voce. «Io sono una di quelle persone – dice - che risente dei traumi nei giorni successivi. Quella notte sono rimasto senza parole ma non mi sono spaventato, sabato invece ho pianto tanto. Quella è la nostra casa da cinquant’anni e sono bastati pochi secondi per distruggere tutta la nostra vita». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
