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Fucilate a un falco pellegrino a Gabbro: «Lo ha ucciso un cacciatore»
Rosignano: è morto sull’auto dei volontari dell’Anpana mentre lo trasportavano al Cruma. Il presidente Franco Fantappiè: «Aveva un’ala distrutta, è una specie protetta»
ROSIGNANO. Una veterinaria di Gabbro, Beate Kuhl, l’ha trovato agonizzante sulla strada vicino al campo sportivo. Un falco pellegrino colpito a un’ala dai pallini di un fucile, «con ogni probabilità da un cacciatore», ipotizzano i volontari dell’Anpana, che martedì scorso chiamati dalla dottoressa hanno fatto il possibile per salvarlo, trasportandolo al Cruma di via delle Sorgenti, il Centro di recupero degli uccelli marini e acquatici.
Ma purtroppo, l’uccello, è morto nell’auto del responsabile della sezione livornese dell’associazione, Franco Fantappiè. Che ora è livido di rabbia: «È un animale che non si può cacciare, una specie protetta – racconta – e vedendo l’ala distrutta in questo modo è ipotizzabile che sia stato colpito durante la domenica 20 settembre, dalla rosata dei pallini sparati da un fucile, non da un grosso proiettile». Secondo il presidente della sezione labronica «non è detto che lo volessero ammazzare per catturarlo, ma forse anche solo per allontanarlo. In ogni caso non si può assolutamente fare, è una pratica proibita».
È possibile, insomma, che il falco stesse dando fastidio «perché attirato dai piccioni chiusi nelle trappole utilizzate dalle “doppiette” per attirare la selvaggina», è la ricostruzione personale del rappresentante dell’associazione di via Mastacchi. In ogni caso nessuno avrebbe assistito all’accaduto e non si esclude che l’uccello, prima di crollare agonizzante vicino al campo sportivo di Gabbro, abbia volato ferito per qualche chilometro. A trovarlo è stata la veterinaria, che l’ha portato nel suo studio e sottoposto a una lastra. La situazione è apparsa molto grave, anche perché è probabile che abbia vagato ferito per quasi due giorni prima di essere trovato dalla donna, per questo lei ha subito chiamato l’Anpana per trasferirlo al Cruma di via delle Sorgenti, nella speranza di salvarlo. Ma proprio lungo il tragitto verso il Centro di recupero degli uccelli marini e acquatici, il falco pellegrino («era adulto», dice Fantappiè) purtroppo è morto proprio per le lesioni provocate dai pallini che hanno colpito l’ala. «Noi non siamo contro la legge e se questa permette la caccia non possiamo far altro che rispettarla – conclude il presidente della sezione livornese dell’Anpana – Siamo contro le persone, siano cacciatori o bracconieri, che si rendono protagonisti di queste odiose azioni. Gesti ingiustificati e inqualificabili. Non si sbaglia centrando con un colpo di fucile un volatile di quelle dimensioni». Nei prossimi giorni potrebbe essere presentata una querela contro ignoti ai carabinieri forestali o alla polizia provinciale, consegnando agli inquirenti e le foto e la lastra effettuata dalla veterinaria di Gabbro al falco pellegrino, quando era ancora in vita.
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