Il presidio
«È bello incontrarsi però è triste restare inchiodati al banco»
Copie del Tirreno in classe agli studenti del Fermi che all’uscita raccontano il primo giorno tra gioie e dubbi Felicissimi i genitori dei bimbi
cecina
C’è la felicità di incontrarsi di nuovo. Ma anche il dispiacere di dover rimanere seduti ai propri banchi. È un primo giorno dolce amaro per i ragazzi del liceo Fermi di Cecina. Nicola Milano, Emma Manzi, Fiorella Bertini, Giulia Buffa e Alessia Fondelli frequentano la 5c del linguistico e sono accomunati da un duplice sentimento. Sono contenti di ritrovarsi, ma, d’altra parte, credono che ci siano tante regole da seguire (forse troppe).
E poi, l’essere costretti a stare inchiodati al proprio banco è fastidioso. Meglio del lockdown, comunque. Senz’altro, questo, sarà un anno diverso dagli altri e anche il primo giorno di scuola ha un sapore diverso. È un vero e proprio rientro. Atteso, voluto e anche un po’ temuto.
Ieri ad accogliere gli studenti del liceo Fermi di Cecina, sia nella sede di via Napoli che in quella di via Ambrogi, non c’erano solo i prof e i banchi posti a distanza di sicurezza. C’erano anche centinaia di copie del Tirreno con l’edizione speciale e tante pagine dedicate esclusivamente alla scuola. Alle 12.30 in via Napoli è suonata la campanella di uscita per le classi quinte. E dalle varie uscite allestite per scaglionare i flussi di studenti, spuntano anche Marco Niccolini e Alessio Fontanelli. Zaino in spalla, cartellina in mano e sorriso sotto la mascherina, alzano il pollice. Perché è bello ritornare a scuola. Nonostante tutto. «La didattica a distanza è un casino», commentano Gaia, Moira e Sabrina, 17 anni e iscritte in 4B.
Ma in zona Villaggio scolastico non c’è solo il liceo Fermi. Ci sono anche le elementari Guerrazzi e le medie Galilei. I genitori dei bambini sono senz’altro i più contenti del nuovo inizio. «Mamma, ho l’ansia, ha detto mio figlio stamattina», dice Patrizia Vanni, madre alle prese col primo giorno di prima media. «Però sono contenti perché tornano a vedere i loro compagni», dice Enrica Orsini. Poco più avanti, ad aspettare i figli, ci sono Tania Casini e Samanta Brondolin. «Siamo tutti contenti che i bambini riprendano la scuola, perché quello del lockdown è stato un lungo stop - dicono - A scuola c’è una super organizzazione. Una cosa del genere non si era mai vista. È diventato un problema preparare lo zaino. Dobbiamo mettere la mascherina e una busta perché non hanno i cestini. E poi su ogni oggetto va messa un’etichetta col nome. Insomma, forse è anche troppo. Però siamo contenti. Di certo è maggiore la felicità di sapere che è iniziata la scuola dei timori connessi». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google