Fisco
Così la nuova ferrovia a inizio Novecento cambiò binario al destino di Rosignano
Lo sgambetto di Pisa: la linea tirrenica salta Livorno e passa nell’entroterra. Poi arrivano i treni (e la Solvay)
ROSIGNANO. Cosa significano due binari laggiù, anche fossero in mezzo al nulla, ce l’ha insegnato Sergio Leone in un film come “C’era una volta il West” che vale più di mille parole: se la ferrovia passerà da Sweetwater o no può essere un caso ma in realtà non lo è. E soprattutto: da esso non dipende solo il vorticare dei destini individuali di Morton, Jill, Frank e McBain ma tutto l’intreccio delle storie che fanno la vita di un borgo o di una città. Vale per gli abitanti di Flagstone – che esistono solo nella fantasia di Sergio Leone, Bernardo Bertolucci e Dario Argento (e oramai anche in quella di tutti noi) – così come vale per quelli di Rosignano: e stavolta si tratta di una comunità in carne e ossa, case e botteghe, alberi e lampioni.
Il riferimento è all’apertura della linea ferroviaria Pisa Collesalvetti Vada: siamo agli inizi del Novecento ed è quasi mezzo secolo – c’era ancora il granduca – che la prima ferrovia Leopolda ha collegato Livorno con Firenze e il cuore del Granducato. Non basta: se è del 1859 il via al primo tratto della ferrovia tirrenica fra Civitavecchia e Roma, nel giro di altri quattro anni arriverà l’attivazione del collegamento fra Livorno e Follonica ma passando via Collesalvetti dalle zone interne saltando Rosignano. Saranno sufficienti altri tre anni ed ecco che tutti i tasselli del mosaico ferroviario andranno a posto: prima che Roma diventi capitale del nuovo regno sabaudo sarà completato l’intero collegamento da Livorno alla Capitale. Però c’è un “però”: la “mossa del cavallo” che metterà in moto il grande cambiamento che rivoluzionerà le esistenze dei rosignanesi.
Di cosa si tratta? Del fatto che, come segnala la Bibliografia Ferroviaria messa nero su bianco dall’Ufficio Centrale di Statistica delle Ferrovie dello Stato, nel 1874 arrivò un bel “pesce d’aprile” per Livorno: i binari fra Pisa Centrale e Collesalvetti consentivano alla linea tirrenica di passare alle spalle di Livorno tagliando fuori tutto il tratto di costa dalla foce d’Arno fino a Vada. Ma proprio questo smacco innescò la reazione livornese: dài, picchia e mena, alla fine nel 1910 ecco l’inaugurazione di un nuovo tratto costiero così che da Pisa la dorsale ferroviaria tirrenica potesse toccare sì Livorno, poi s’infilasse nella scogliera del Romito, passasse da Castiglioncello e Rosignano per poi proseguire a Vada sul solito tracciato. Come flash vale la pena di ricordare che il barone Fausto Lazzaro Patrone regalò i terreni per far costruire la stazione castiglioncellese ma a patto che copiassero il look del suo castello (Pasquini), che in qualche misura aveva la faccia tosta di ispirarsi nientemeno che a Palazzo Vecchio.
Inutile dire che la nuova strada ferrata agli inizi del Novecento innescò – come ricorda Aldo Miliani, riportando gli studi di Renzo Mazzanti, sul prezioso sito web www. lungomarecastiglioncello. it – «un grande sviluppo dei centri rivieraschi di Quercianella, Castiglioncello (che ebbero la loro stazione volute da Sidney Sonnino e dal barone Patrone) e di Caletta e, più tardi, del “Paese Nuovo”, sorto immediatamente a valle della ferrovia e della statale Aurelia nella Piana di Rosignano Solvay (nella quale fu costruita dall’azienda belga la Stazione di Rosignano)». Senza contare che proprio la ferrovia «favorì anche l’impianto degli stabilimenti Solvay». Ma questa è già un’altra storia: anzi no, forse è proprio la stessa.
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