Il Tirreno

«Sola e con tanta sofferenza dico grazie a chi mi ha aiutata»

«Sola e con tanta sofferenza dico grazie a chi mi ha aiutata»

Anita Fabris da tempo non riesce più a camminare, trafitta da forti dolori all’anca destra  Col Covid non poteva operarsi, ma adesso è riuscita a trovare un medico per l’intervento  

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il racconto

Ci sono stati giorni in cui il dolore era talmente insopportabile da togliere il respiro. Giorni difficili. Giorni che, a pensarci, viene da piangere. Il Tirreno ha raccontato la storia di Anita Fabris qualche tempo fa. «Non ce la faccio più. Sono disperata. Ho bisogno d’aiuto». È il grido lanciato dalla donna tramite le colonne del giornale. Adesso che qualcosa è cambiato Fabris ci tiene a mettere insieme i tasselli della sua storia e a ringraziare le persone che l’hanno aiutata. «Voglio dire grazie al dottor Stefano Giannotti dell’ospedale di Siena e tutta la sua squadra - dice - perché mi hanno salvato la vita».

Ma andiamo con ordine. Anita vive sola, in un appartamento di Cecina. E, dovendo trascorrere la maggior parte del tempo su una sedia a rotelle, ha bisogno di qualcuno che le dia una mano. Fino a che la salute gliel’ha permesso è stata una volontaria dell’Auser di Cecina.

La gamba destra le fa ancora male. Ma ora intravede una speranza.

Residente a Cecina dal 2016, un anno dopo il suo arrivo in città ha iniziato ad avere problemi all’anca. Nel 2018, ha raccontato nella precedente occasione, è caduta in una buca mentre faceva la “nonna vigile”, una delle attività portate avanti dall’Auser che consiste, in soldoni, nell’aiutare i bambini ad attraversare la strada all’uscita dalla scuola. Da lì ha subito una serie di operazioni. Ma dice che non si è mai risolto niente. Poi col Covid le operazioni si sono bloccate. Da tempo cerca una soluzione, girando di ospedale in ospedale.

Poi, «ho trovato un medico, anzi, un primario che ha cambiato le cose e mi ha aiutato a stare meglio - racconta - a luglio mi ha operato e voglio ringraziarlo perché mi ha ridato una speranza. Mi ha salvato la vita». Anita racconta che dovrà subire un’altra operazione, a settembre. E spera di poter tornare a camminare. Perché di quella sedia a rotelle non ne può proprio più. Quella che ha raccontato Anita è la storia di una quotidiana e solitaria sofferenza e spera, adesso, di aver trovato un po’ di sollievo. L’associazione Auser in passato si è anche rivolta al Comune per cercare un aiuto per Anita. Dice di aver trovato vicinanza e disponibilità, e continua a dare una mano alla sua volontaria.

Quello di Anita, come Il Tirreno ha scritto raccontando per la prima volta la sua storia, è anche il racconto di una parte della città, di quella parte che vive sola, spesso nell’ombra. «E le assicuro che lei non è l’unica», dice uno dei volontari dell’Auser. Sperando di riuscire ad uscire dall’incubo della sofferenza, Anita Fabris intanto sorride, ha una speranza. E non succedeva da diverso tempo. —

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