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Sempre meno acqua alla foce del fiume Cecina: «Ormai si è formato anche un isolotto»

Claudia Guarino
Una foto del fiume e, in lontananza, del ponte di via Volterra scattata dalla foce (foto di Michele Falorni/Silvi)
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Una foto del fiume e, in lontananza, del ponte di via Volterra scattata dalla foce (foto di Michele Falorni/Silvi)

Il circolo nautico è sempre più in difficoltà: «Mettere le canoe in acqua ormai è impossibile»

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CECINA. C’è un lembo di sabbia che si avvita alla riva, diventando facile appiglio per i gabbiani che cercano un posto su cui posarsi. Lì una volta c’era l’acqua. Poi il fiume si è ritirato. E la siccità estiva non contribuisce a rendere migliore la situazione. Lo sanno bene quelli del circolo nautico, che da mesi per riuscire a raggiungere l’acqua profonda del Cecina devono caricarsi in spalla le canoe e andare oltre il ponte di via Volterra. E l’attuale conformazione della foce non è passata inosservata, viste le tante segnalazioni.

«In alcuni punti (come dopo il ponte di Marina lato mare ndr) non c'è più fiume». L’acqua cioè è molto bassa e affiora il fondale. «Perciò non possiamo mettere le canoe direttamente sul pelo dell'acqua, verso la foce, ma dobbiamo caricarcele sulle spalle dalla sede e portarle dove l'acqua c'è», cioè oltre il ponte di Marina, lato monte. Queste sono le parole che Leonardo Chesi, istruttore di canottaggio al circolo nautico Foce di Cecina, ha pronunciato a febbraio. Queste, invece, sono le parole che pronuncia oggi. «Sotto al ponte c’è un’isola - dice - e questo crea grosse difficoltà». La conformazione che ha assunto la foce del fiume, in realtà, può dipendere da tanti fattori. «Intanto è estate - sottolinea Chesi - e quindi c’è meno acqua. Poi bisogna ricordarsi che il fiume è legato al destino del porto, al momento molto incerto. Fatto sta che alla foce di acqua non ce n’è più».

Sembra insomma che il tempo non contribuisca a migliorare la situazione. «Già prima del coronavirus abbiamo perso per questo motivo più di 20 iscritti - sottolinea Chesi - E le iscrizioni sono ancora in calo, complice in questo caso anche il coronavirus che ha imposto norme molto stringenti sugli spazi». Il fiume, negli anni, è cambiato molto. Per fare un esempio, come spiegano i canottieri, circa 15 anni fa ci sarebbero stati almeno 2000 metri utili per muoversi. E chi si allenava poteva viaggiare in barca dalla foce fino al ponte per San Pietro in Palazzi. Almeno. Poi, a valle, il letto pian piano è “salito” fino a far emergere il fondale. Chi, per un motivo o per un altro, ha a che fare col Cecina osserva la terra che si impossessa dell’acqua. Guarda i gabbiani posarsi dove un tempo navigavano le canoe. E non solo d’estate, perché la situazione era praticamente la stessa anche a febbraio. L’auspicio è che si trovi un modo per fermare “il ritiro” della foce. In tutto ciò c’è da tenere presente la lunghissima lista di questioni collegate al fiume. Prima di tutto c’è il tema porto (più villaggi ad esso collegati). Poi ci sono i lavori sugli argini, di cui viene fatto un punto nell’articolo in basso. «Aspettando che si sblocchi qualcosa ci troviamo a vivere una situazione di grossa difficoltà».

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