Il Tirreno

il ricordo 

«Confusione in palestra e i fascisti mi hanno imprigionato 45 giorni»

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ROSIGNANO

Uno degli episodi che ha segnato profondamente Leno Carmignoli e ha indirizzato la sua vita verso l’antifascismo è quello che accadde il 28 ottobre del ’39.

«Era un sabato come gli atri - racconta - dedicato all’istruzione premilitare per chi stava per essere chiamato militare. Al contrario di quanto accadeva solitamente quando l’allenamento veniva fatto al campo di atletica, eravamo nella palestra della sede dell’Avviamento professionale». Carmignoli era con tanti altri giovani, e a un certo punto ci fu un momento di trambusto e risate.

«Il tenente istruttore - ricorda - individuò in me il responsabile di aver provocato quella confusione e mi disse di uscire. Non ebbi tempo di muovermi, che lui mi spinse con forza per mandarmi fuori e io battei il costato contro la porta. Mi girai di scatto e lo colpii con un pugno». Carmignoli ricorda di essere stato portato alla Casa del Fascio, e poi , i primi di novembre, di essere stato prelevato dalla sua abitazione per essere portato al carcere di Forte Boccea a Roma. «La detenzione durò 45 giorni - racconta - e poi fui rimesso in libertà dopo un processo al Tribunale militare di Roma con la condanna a un anno di reclusione per rifiuto di obbedienza e insubordinazione».

Carmignoli, nonostante la notifica della condanna, non andò in prigione dato che nel marzo del ’40 partì militare. Ma quell’ingiustizia gratuita e il trattamento subito durante la detenzione non li ha mai scordati. Neppure adesso che compie cento anni.—

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