Italia
La testimonianza: «Quel buio surreale e una strada infinita, impossibile scordare i giorni sulla Victor»
A servizio dismesso da pochi giorni, Alessio Tei (Misericordia di Palazzi) racconta la sua esperienza sull’ambulanza Covid
CECINA. Buio tutt’intorno. Sapere che ore sono, impossibile. Capire su quale strada si è, difficilissimo. E col corpo avvolto da tuta, guanti e mascherina è difficile anche pensare. «Così il viaggio con i pazienti diventava infinito. Era tutto surreale». A parlare è Alessio Tei, viceresponsabile area emergenza della Misericordia di San Pietro in Palazzi. Il primo luglio si è chiuso un ciclo e speriamo che sia l’ultimo nel suo genere. Perché l’ambulanza Victor è stata dismessa. Ogni associazione del 118, per il periodo dell’emergenza coronavirus, allestiva a turno un mezzo per renderlo attrezzato a trasportare pazienti Covid positivi.
Adesso «l’ambulanza dedicata esclusivamente ai trasporti Covid è stata sospesa spiega Tei - Restano comunque le dotazioni a bordo delle ambulanze normali perché, in caso di trasporto di sospetto o conclamato caso positivo, il servizio viene effettuato dai mezzi di emergenza presenti sul territorio».Tei ripercorre tutti quei giorni «surreali» trascorsi sulla Victor. O meglio, quelle notti. «Noi, come Misericordia abbiamo coperto soprattutto il turno di notte. Perciò capitava che dovevamo svegliarci di soprassalto per poi partire immediatamente. Il territorio coperto era piuttosto vasto (tutta la provincia ndr) perciò i viaggi erano spesso lunghi».
E in questi tragitti l’operatore era nel vano dell’ambulanza col paziente. Due persone nel buio. E gli scafandri necessari a proteggere. «A livello emotivo è stata sicuramente un’esperienza molto impegnativa - prosegue Tei - Anche perché non sapevamo mai che cosa ci saremmo trovati davanti una volta fuori dalla sede». Ci sono storie difficili da dimenticare. «Mi ricordo il giorno d’aprile del mio compleanno. Ero in servizio e stavamo trasportando un paziente. Mi ricordo che, saputo che era il giorno del mio compleanno, si pietrificò. Insomma, era dispiaciuto.
È stata una nottata tosta quella, ma comunque è sempre rimasto il rapporto umano. E questo è un fattore importante». Ma c’è anche un altro giorno che Tei, così come tutti noi probabilmente, non potrà dimenticare. «Quando ci fu il primo discorso di marzo di Conte. Erano circa le 23 ed io ero di turno. Mi ricordo che le sue parole crearono parecchio sconforto a tutti. Il fornaio, la mattina dopo, ci regalò la colazione». Perché oltre allo sconforto e al buio, l’esperienza del Covid ha inciso nell’animo anche momenti di solidarietà e senso di comunità profondo. «Mi ricorderò sempre la grande risposta che ha avuto il territorio. Sono scesi tutti in campo e questa è stata davvero una cosa bellissima».
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