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Da Seattle a Cecina il messaggio in versi di Laura Bertolini
CECINA
Doveva tornare in Italia, ma l'emergenza sanitaria l'ha bloccata negli Stati Uniti. Dalla California, dove risiede con la famiglia, Laura Bertolini non vedeva l'ora di riabbracciare i genitori a Cecina e continuare a presentare le sue poesie. Invece è in quarantena nel paese primo al mondo per contagi, in uno stato che ne conta 30mila. «Siamo fortunati perché la California è stato il primo stato negli Usa a dichiarare il lockdown – racconta – i primi contagi sono stati qui, a Seattle e New York, ma altrove hanno sottovalutato il rischio e ora se ne vedono le conseguenze. Seguendo la situazione in Italia mi sono fabbricata una mascherina artigianale, perché qui non venivano date a tutti, sono diventate obbligatorie da poco. Però si può uscire anche per passeggiare, basta tenere la distanza di sicurezza ed evitare assembramenti, ci si basa sulla responsabilità del singolo». Dopo aver sospeso le lezioni serali che teneva in una scuola e le lezioni private di italiano, Laura segue la figlia Linda di sette anni, che fa didattica a distanza con un'insegnante delle “Guerrazzi” di Cecina. «Anche qui le scuole sono chiuse da più di un mese – prosegue – ma le lezioni on line sono di mezz'ora due volte a settimana, poi i docenti caricano i materiali sul sito della scuola e non è molto efficace. Invece Linda da quando fa lezione con la maestra Debora Benenati è motivata e studia, impara molto da casa». Nell'isolamento forzato Laura ha ripreso anche a comporre versi. «La pausa mi ha connesso con la mia parte creativa e sono di nuovo di attiva – dice – la natura si è risvegliata e tutto ora ha un ritmo più lento. Il virus ci ha permesso di fermarci e ripensare. Perchè il Covid non è solo la malattia, ma anche l'effetto terribile che provoca nelle persone, sulla società e l'economia». Il frutto di questi mesi è la nuova poesia “Apocalypse”, un testo forte, nato dalla lettura dei giornali, ma anche pacato, filtrato da uno sguardo lucido di saggezza antica. Vi si parla di schermi e trincee, di una terra “malata d'un cancro snaturato denominato uomo”, di battaglioni e di “un veleno che mina la libertà”, dove “la sovranità nazionale scivola sul pantano nel delirio mondiale”. Medici al fronte ma anche i cassieri, assediati nei supermercati. Le case diventano il luogo per ripensarsi e ricostruire. “E in questa resistenza dobbiamo mantenerci uniti, vivi e immuni” conclude. Il testo è sulla pagina Facebook @LauraBertoliniPoetry. —
Federica Lessi
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