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Cento visite gratis nelle case «È un servizio da mantenere»
Il dottor Ristori per due mesi ha risposto, da volontario, alle chiamate dei pazienti Ora lancia la proposta: «Perché non istituire le cure domiciliari intermedie?»
Claudia Guarino / cecina
Oltre due mesi di servizi su e giù per il territorio. Da San Vincenzo a Castiglioncello con l’aiuto della Pubblica Assistenza di Cecina e della Croce Rossa di Donoratico.
Adesso che il lockdown si avvia verso la conclusione, il dottor Riccardo Ristori, medico del pronto soccorso di Cecina e del 118, traccia un bilancio del servizio volontario di assistenza domiciliare gratuita ai pazienti che ha portato avanti in questo periodo di emergenza. E lancia una proposta: perché non “istituzionalizzarlo”?
Qual è la sua proposta, dottore?
«Potrebbe essere utile istituire le cure domiciliari intermedie in modo da garantire, a casa, una serie di prestazioni sanitarie. Potrebbero occuparsene i medici che hanno la giusta preparazione, come quelli che lavorano in pronto soccorso o in terapia intensiva. Così sarebbe garantita una serie di servizi a domicilio (per esempio ossigenoterapia, ecografie specifiche, ecodoppler ndr)».
Sono questi i servizi che ha offerto in questi mesi?
«Sì, con Pubblica Assistenza di Cecina e Croce Rossa di Donoratico ho visto più di cento pazienti. Tutto è nato perché in pronto soccorso erano diminuiti gli accessi e ho pensato che molte delle persone che non venivano più avrebbero potuto aver bisogno di aiuto. Mi sono quindi detto, perché non mettersi a disposizione di chi ha bisogno?».
Qual è stata la risposta degli assistiti?
«Devo dire che le visite sono state ben accettate da tutti. Forse anche troppo. C’è stata tanta gratitudine per una cosa che dovrebbe essere automatica. E i cittadini ci hanno regalato farmaci, mascherine e attrezzature. Insomma, un bilancio positivo. Per un servizio sicuramente da promuovere, perché è utile il ritorno che ne ha la popolazione».
Quindi adesso tutto si è interrotto?
«In linea di massima sì perché cominciano a ripartire normali servizi. Però, appunto, sarebbe utile che avesse spazi ufficiali».
C’è un’emozione che non dimenticherà?
«Molte. Un uomo molto anziano, ad esempio, mi ha raccontato di aver vissuto una situazione di emergenza simile al coronavirus quando era giovane. “Mi consolo - mi ha detto il paziente - la prossima epidemia non la vivo di sicuro”». —
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