Il presidio
Addio al nonno di Marittimo con la passione per le ruote
Ilio Poggiolini avrebbe compiuto 106 anni il prossimo giugno Carattere gioviale, amava rievocare il passato. Oggi alle 10.30 il funerale
ROSIGNANO
La sua grande passione sono sempre state le ruote, che fossero di bicicletta o di motocicli poco importava. Purché avessero i raggi, come le ruote di una volta, quelle che fin da ragazzino aveva imparato a riparare minuziosamente, riuscendo a raddrizzare alla perfezione cerchioni sgangherati lungo le strade ciottolose del primo dopoguerra.
È scomparso Ilio Poggiolini, il nonno di Rosignano Marittimo, che nel capoluogo ha visto passare le due Guerre Mondiali. Il prossimo 14 giugno, infatti, avrebbe compiuto 106 anni. Invece lunedì si è addormentato come ogni sera nella casa in cui ha trascorso la sua vita e ieri mattina, semplicemente, non si è svegliato.
Figlio di uno scalpellino, Ilio era nato a Rosignano Marittimo e poco più che bambino ha cominciato a lavorare. «Ci ha sempre raccontato - ricordano i figli Piero e Enzo - che fin da piccolo andava a servire nei bar, poi ha lavorato a Caletta dove accanto a quello che fino a pochi anni fa era l’albergo Bersagliere un tempo c’era una ditta che produceva bibite gassate. Dopo per qualche anno è andato a riparare biciclette in un negozio che un tempo era lungo l’Aurelia a Rosignano Solvay».
Ecco, il suo amore per le ruote deve essere nato lì. E non è scemato mai, perché finché ne ha avuto la forza Ilio Poggiolini ha continuato a riparare biciclette, ma principalmente ruote. «Ci raccontava - dicono i figli - che a quel tempo il fondo delle strade era pessimo e quindi le ruote si rompevano facilmente. Lui era bravissimo a raddrizzarle e a centrarle. Tanto che dopo che le aveva riparate le bici andavano diritte come fossero nuove».
Tra l’altro il lavoro della sua vita, quello che gli ha permesso di mantenersi e costruirsi una famiglia sposando Mary Macchioni, è stato un altro. Nel 1935, a 21 anni, è entrato operaio dentro lo stabilimento chimico Solvay, uscendone 35 anni dopo come pensionato. Eppure nel tempo libero ha continuato a sistemare le ruote di bici e moto dei compaesani, solo per diletto. Una passione totale, visto che, sebbene avesse preso la patente, non ha mai avuto l’automobile. «Da giovane girava in bicicletta - dicono i figli - poi ha avuto un 125 Morini e negli anni ’70 e ’80 un Garelli».
Ma la passione per le due ruote non era il suo unico svago. Fino a qualche anno fa, prima che nel 2006 morisse la moglie, soprattutto la domenica dopo pranzo, insieme agli amici, andava a chiacchiera nei bar del paese. «Quando era più giovane gli piaceva il ponce - dicono i figli - ed è sempre stato un buongustaio. Per lui stare a tavola era un rito, e questo fino ai suoi ultimi giorni di vita. La tavola era un momento di convivialità». La stessa convivialità che lo portava ad avere ottimi rapporti, da quasi 106 anni, con i paesani. «Nostro padre era un uomo modesto - così lo ricordano con orgoglio i figli - , che si è accontentato del suo lavoro e di quello che ha potuto fare. E non si è mai lamentato, né delle difficoltà che ha avuto nella vita né dei dolori fisici».
Il funerale di Poggiolini si svolge oggi alle 10.30, in forma ristretta per le normative legate all’emergenza Covid, nella piccola cappella del cimitero di Marittimo. —
anna cecchini
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