Bambini, bici e mascherine sul lungomare silenzioso di una città che guarda avanti
Tanti controlli, pochi assembramenti e qualche nuvola in cielo Ecco il viaggio del Tirreno nella Cecina della festa del Lavoro
il racconto
michele falorni
Famiglie con i bimbi piccoli arrivano a piccoli passi subito dopo pranzo, attraversando senza fermarsi viale della Vittoria per raggiungere il mare che non vedono da due mesi. Il primo maggio a Marina, ai tempi del coronavirus, restituisce un’immagine che poco c’entra con il passato, quando – basta pensare agli anni scorsi – la passeggiata era piena di gente, i bar e i negozi aperti, le seconde case già abitate dai primi turisti o dai proprietari che speravano in qualche bella giornata per tuffarsi prima degli altri.
Come non detto: il quadro è diverso, perché la pandemia ha ridimensionato le presenze e aumentato i controlli. Venerdì il sole non c’era e verso l’ora di cena è piovuto. Forse è per questo che tante persone hanno preferito rimanere a casa o sono uscite più tardi.
La festa dei lavoratori, dice la tradizione, è consacrata alle gite fuori porta, all’invasione delle spiagge, al pranzo al sacco in pineta e alla tavola apparecchiata in cucina attorno a cui siedono familiari, parenti e qualche amico. Invece, niente.
Nel complicato passaggio dalla fase 1 alla fase 2, al via domani, ci sono sì meno restrizioni, ma a colpo d’occhio non ci sono state grandi evasioni. In passato, alle tre del pomeriggio era già difficile trovare il posto alla macchina. Due giorni fa, i parcheggi e le strade erano vuoti. I ragazzi e non solo loro, però, hanno scommesso sulla bicicletta per raggiungere Marina rispettando la distanza di sicurezza e, allo stesso tempo, per pedalare per chilometri infilandosi in pineta dopo avere percorso a tappe con gli amici più volte il viale. Le famiglie hanno preferito camminare, fermandosi con i figli nelle piazze per giocare a calcio e a pallavolo, oppure raggiungere la spiaggia e costruire una capanna con i tronchi di legno. Un passatempo divertente, che ha strappato sorrisi a chi, da marzo, ha visto stravolte le proprie abitudini.
Certo, tutte le attività ancora chiuse sono un pugno allo stomaco, ma questa adesso è la nostra quotidianità. I posti di blocco delle forze dell’ordine e i volontari della Protezione civile di Cecina e della Misericordia di Palazzi hanno sorvegliato il viavai fino a sera. Evitando che si formassero assembramenti e rispondendo a chi chiedeva informazioni. «Siamo usciti ed è già qualcosa», commentano un papà e una mamma. Ma l’amarezza per la mancanza di piena libertà personale è visibile e serpeggia. —
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