Il Tirreno

Repliche per pochi spettatori e monologhi in spazi aperti Così il teatro si riorganizza

Federica Lessi
Repliche per pochi spettatori e monologhi in spazi aperti Così il teatro si riorganizza

Pizzech (De Filippo): «Settore fermo, lavoratori senza stipendio» Armunia pensa a spettacoli nelle chiese per rispettare le distanze 

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il caso

I teatri, come tutti i luoghi di aggregazione sociale, sono chiusi da settimane. Nel pieno della stagione teatrale gli spettacoli sono stati annullati, saltati i compensi per attori e compagnie, ma anche interrotte le attività formative e culturali che ogni giorno portavano decine di persone nelle sale. Il “De Filippo” a Cecina, il teatro Solvay a Rosignano, L'Ordigno a Vada e il castello di Rosignano Marittimo, dove Armunia svolge le proprie attività mentre il Pasquini è in restauro, hanno le porte serrate in attesa che il governo dia indicazioni per ripartire. Si spera nell'autunno ma per le stagioni si parla di gennaio.

E quali attività si potranno fare con il distanziamento sociale? C'è chi pensa a monologhi all'aperto o a più repliche per pochi spettatori, chi va avanti con il digitale prima di recuperare gli spettacoli dal vivo.

«A Cecina stiamo lavorando per riprogrammare gli spettacoli di marzo e aprile nella prossima stagione, ma non sappiamo in che forma – spiega il direttore artistico Alessio Pizzech – non ci sono indicazioni dal governo per cui la Regione e Fondazione Toscana Spettacolo, con cui il Comune gestisce la stagione, è bloccata. Per una ripresa a gennaio col pubblico in sala potremmo ipotizzare due edizioni dello stesso spettacolo in un giorno per metà spettatori, ma chi pagherebbe il doppio allestimento? Non possiamo pagare alle compagnie uno spettacolo solo, e gli enti locali con l'emergenza avranno meno risorse. Senza contare che tutti gli operatori dei cantieri sono fermi, quindi senza lavoro da settimane. Non sappiamo se e come potranno riprendere l'attività nelle scuole». La stessa situazione vale per il teatro Solvay, dove si è interrotta la programmazione gestita dal Comune e realizzata in collaborazione con Fts, il teatro ragazzi promosso da Armunia, e anche le iniziative dell'Università Popolare nella sala concerti e delle altre associazioni locali.

L'Ordigno di Vada è una delle sale più frequentate del territorio: tra spettacoli, corsi e lezioni quotidiane aveva circa 400/500 persone a settimana, finché la chiusura ha cancellato tutte le attività. «Noi abbiamo 160 posti e andiamo a incasso – dice il direttore Franco Santini – per riprendere il cartellone pensavamo di fare due repliche a sera, tipo alle 17 e alle 18,30, con circa 50 persone, per mantenere il distanziamento e strappare un congruo numero di biglietti. Per l'estate stiamo progettando il teatro di strada, con un attore su un palco che recita un monologo per i passanti. C'è da dire che si parla di permettere le funzioni religiose, ma anche il teatro tecnicamente si svolge allo stesso modo: una persona si rivolge ad un uditorio garantendo le distanze di sicurezza, quindi non si capisce perché non si pensi di riaprire i teatri». L'idea non è affatto peregrina, visto che Armunia, che al momento svolge le residenze artistiche con modalità digitale, la sta valutando.

«Le caratteristiche del festival Inequilibrio a settembre dipenderanno dalle regole sugli assembramenti – afferma il condirettore Fabio Masi – potremo pensare a monologhi o spettacoli in strada, ma stiamo valutando anche le chiese, in cui abbiamo già lavorato nei paesi collinari. E' chiaro che se si permettono le funzioni religiose si apre un fronte anche per il teatro. Intanto dal 18 maggio speriamo di poter riprendere le prove, in modo da consentire ad attori e operatori di tornare a lavorare». —

Federica Lessi

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