Il Tirreno

"Pilotavano gli appalti": i carabinieri arrestano quattro persone, una è di Cecina

Da sinistra capitano Francesco Materiale, maggiore Michele Morelli, ten. colonnello Armando Ago, colonnello Massimiliano Sole, i maggiori Massimiliano Massarelli e Guglielmo Palazzetti, e il capitano Christian Bottacci
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Da sinistra capitano Francesco Materiale, maggiore Michele Morelli, ten. colonnello Armando Ago, colonnello Massimiliano Sole, i maggiori Massimiliano Massarelli e Guglielmo Palazzetti, e il capitano Christian Bottacci

Vicenza: l'accusa è associazione per delinquere finalizzata alla corruzione fra privati. L'indagine nata da un esposto di un'azienda veneta

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CECINA. Quattro arresti per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione fra privati, di cui uno a Cecina. Sono stati messi a segno dai carabinieri del Nucleo investigativo di Vicenza, coordinati dal procuratore Orietta Canova e dal sostituto Jacopo Augusto Corno. L'indagine era stata avviata lo scorso novembre dopo un esposto presentato dal presidente di un'azienda veneta, la “Serenissima Ristorazione”, leader nazionale nel servizio di ristorazione in strutture pubbliche e private, con il quale la proprietà aveva espresso concreti dubbi sulla regolare condotta aziendale di alcuni suoi collaboratori. 

Gli arrestati sono:
 
Mattia Foffano, 44enne di Venezia, residente a Martellago (VE) – dipendente gruppo Serenissima, quale responsabile area tecnica;
Alessandro Zinato, 43enne di Dolo (VE), abitante a Legnaro (PD) -  dipendente gruppo Serenissima quale addetto area tecnica, 
Antonino Ivan Cocheo,  palermitano di 36 anni, dipendente gruppo Serenissima, quale responsabile area tecnica per il sud Italia;
Giacomo Massini, 47enne originario di Cecina (LI) – agente d’affari;
 
Tutti si trovano ai domiciliari. "Gli arrestati - spiegano in una nota i militari vicentini, che si sono avvalsi della collaborazione del Reparto operativo di Livorno - sfruttando la fiducia della proprietà, orientavano sistematicamente le procedure di aggiudicazione degli appalti privati del gruppo a favore di imprese disponibili a riconoscere al sodalizio una percentuale dell’importo del contratto di forniture di opere o servizi. A coordinare l’associazione per delinquere costituitasi era il Foffano, responsabile area tecnica della capo gruppo, incaricato di gestire la predisposizione dei capitolati, invitare le aziende, procedere all’apertura delle buste per una prima valutazione delle offerte da far poi visionare alla proprietà, in merito agli appalti di natura privatistica che l’azienda avviava sul territorio nazionale".
 
Il meccanismo messo in atto avrebbe previsto la sottoscrizione di un fittizio contratto di procacciamento d’affari con una società creata ad hoc dal Foffano, intestata al padre, pensionato, quale prestanome, da parte di taluni dei fornitori di servizi e opere, che prevedeva una percentuale sull’importo del lavoro, da “devolvere” a questi quale indebita provvigione per la segnalazione. Dell’associazione facevano poi parte altri due dipendenti della Serenissima, sottoposti al capo area, i quali essendo responsabili dei cantieri, riferivano al diretto superiore se i lavori erano stati o meno eseguiti e soprattutto se le “provvigioni” erano state versate.
 
Oltre al terzetto interno all’azienda vi era infine un imprenditore esterno, che fungeva da procacciatore d’affari, individuando le imprese a cui affidare i lavori e quindi chiedere le indebite “provvigioni”. Dalle indagini dei carabinieri, il ricavato dell’attività delittuosa del sodalizio criminale, per quanto al momento accertato, supera i 300.000 euro.  A tal proposito, nel contesto dell’esecuzione delle misure cautelari sono stati altresì sottoposti a sequestro per equivalente 331.000 euro, rinvenuti su vari conti correnti nella disponibilità degli indagati. Nella medesima circostanza sono state anche eseguite sette perquisizioni locali, che hanno consentito di acquisire ulteriore interessante materiale probatorio.
 
Tuttora al vaglio dell’autorità giudiziaria la posizione di ulteriori 45 persone, rappresentanti o titolari di impresa, tutte deferite in stato di libertà poiché ritenute responsabili della sola corruzione tra privati, quali elargitori delle tangenti. “Sono molto soddisfatto dell’attività condotta dal personale del Nucleo investigativo, sapientemente coordinato dalla procura”, afferma il colonnello Nicola Bianchi, comandante provinciale dell’Arma “che in soli cinque mesi di articolate e complesse indagini è riuscito ad individuare e disarticolare una associazione a delinquere distribuita e ben organizzata su tutto il territorio nazionale, facendo emergere un sistema corruttivo particolarmente strutturato ai danni della nota azienda vicentina”.

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