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Bloccata nella nave a Dubai «Non riesco a tornare a casa»

anna cecchini
Bloccata nella nave a Dubai «Non riesco a tornare a casa»

Valentina Mannari, rosignanese che lavora come cruise consultant, è a bordo della Msc Bellissima: «Da venti giorni siamo chiusi dentro alle cabine»

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ROSIGNANO

«Vogliamo tornare a casa nostra e vogliamo sapere in che condizioni di salute siamo, cosa che finora non è stata possibile dato che non ci è stato fato il tampone per sapere se siamo o meno contagiati dal Covid-19»

L’appello arriva da Valentina Mannari, 49enne di Rosignano che lavora come cruise consultant a bordo della nave da crociera Msc Bellissima. Insieme ad altri colleghi italiani, una cinquantina di persone, è a bordo della nave ormeggiata da oltre un mese sulle banchine di Port Rashid a Dubai. Oltre alla Msc Bellissima, nel porto degli Emirati Arabi, è ferma anche la nave Msc Lirica.

Da molti giorni, vista l’emergenza coronavirus, a Valentina e agli altri membri dell’equipaggio è stato chiesto di restare chiusi nella propria cabina. «Siamo fermi in porto - racconta Valentina durante una telefonata con Il Tirreno - dal 14 marzo e da venti giorni siamo chiusi nelle nostre cabine. La nave è bloccata qui per motivi che non sono chiari e non riusciamo a tornare in Italia». Dopo oltre un mese passato ferma nel porto di Dubai, Valentina chiede di poter finalmente lasciare la nave Msc, compagnia per cui lavora da circa sei anni dopo una precedente esperienza di otto anni per Costa crociere. Di problemi a bordo delle navi da crociera, quindi, la 49enne di Rosignano è esperta. Ma fa fatica a comprendere l’esperienza che sta vivendo con gli altri membri dell’equipaggio nelle ultime settimane.

«Vogliamo prima di tutto tornare a casa - ripete Valentina - La compagnia Msc per tre volte ci ha fornito i biglietti per il volo, che poi però è sempre stato cancellato. Chiediamo di poter tornare nel nostro Paese».

Non solo, visto che Valentina spiega che ad oggi nonostante l’emergenza sanitaria, l’equipaggio della Msc Bellissima non è stato sottoposto al tampone. Semplicemente da circa venti giorni è stato chiesto a lei ed ai colleghi di non uscire assolutamente dalle loro cabine.

«Alcuni di noi - termina Mannari - hanno sintomi che possono essere ricondotti al coronavirus, ma che non possono essere verificati effettivamente ed eventualmente confermati, perché non ci sono stati fatti tamponi. Vogliamo conoscere quale è il nostro stato di salute. Abbiamo diritto di sapere, attraverso strumenti medici, tecnici e scientifici, quali sono le nostre condizioni di salute». —

anna cecchini

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