Il Tirreno

Addio a Gisberto Creatini l’anima del Rugby locale, il ricordo: «Se ne va un pezzo di noi»

Fabrizio Cavallini
Addio a Gisberto Creatini l’anima del Rugby locale, il ricordo: «Se ne va un pezzo di noi»

Ad agosto avrebbe compiuto 91 anni, era lo storico custode del campo rossoblù. Decine di messaggi di cordoglio: «Uomo semplice che dispensava buonumore»

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CECINA. Nella prima mattina di mercoledì primo aprile si è spento Gisberto Creatini, lo storico - amato - custode del campo da rugby cittadino. Degno erede di Aldo Castellani, “Pancino”, il tuttofare del club rossoblù al quale è stato poi intitolato l’impianto di via Aldo Moro, ad agosto avrebbe compiuto 91 anni. Fino alla chiusura del campo per l’emergenza Covid-19 frequentava ogni giorno la struttura sportiva, un ambiente che costituiva la sua famiglia; la moglie era scomparsa da molti anni e la coppia non aveva figli. Creatini era nato a Riparbella e trasferitosi a Cecina aveva aperto un negozio di alimentari; successivamente aveva curato la distribuzione per una casa vinicola.

Gisberto era un burbero dal cuore d’oro, un punto di riferimento per generazioni atleti, amato da tutti come un nonno. Alla società rossoblù della palla ovale sono giunte centinaia di messaggi di condoglianze e di vicinanza dal mondo del rugby, da Livorno, Piombino, Rosignano, Viterbo, da esponenti del settore arbitrale con cui aveva un ottimo rapporto. Oltre ai messaggi dei giocatori, sono pervenuti peraltro quelli dell’allenatore della nazionale Under 17 Paolo Grassi, del cestista Lorenzo Caroti - che prima di giocare a basket aveva praticato qui il rugby -, dall’azzurro Leandro Monteri. Più di tremila i contatti sulla pagina Facebook del sodalizio. Il presidente degli Amatori Rugby Cecina Luca Citi e tutta la dirigenza hanno espresso il loro dolore per la perdita di un grande uomo che negli anni si era fatto amare dall’intera famiglia rossoblù, e sicuramente, si è affermato, ci sarà occasione per ricordarlo ufficialmente. Gisberto, quando anche per lui sarebbe arrivata l’ultima ora, aveva chiesto di essere vestito con la tuta del Rugby Cecina.

Dice il tecnico Luca Zaimbri: «Tutti gli volevamo bene. Era sempre con noi, anche nel terzo tempo. Addetto alla cura del campo, del magazzino e degli spogliatoi, nel suo sgabuzzino c’era di tutto: da ogni tipo di attrezzo ai nastri per le fasciature, e se qualcuno dimenticava qualcosa - i pantaloncini, le scarpette o l’impermeabile - si rivolgeva a Gisberto. Che apparentemente seccato, sbottava: ‘vado via, non vengo più’. Ma di lì a poco finiva col risolvere puntualmente il problema e, procuratoselo, glielo portava. Persone così sono la forza di una società amatoriale. Di Cecina sapeva tutto. Era prezioso come memoria storica anche per i lavori di manutenzione del campo per la conoscenza delle opere idrauliche della struttura. Mitici i suoi racconti di viaggi in giro per la Toscana con il camion fra trattorie, cantine, aziende agricole; per ogni posto un aneddoto divertente».

L’ex presidente del Rugby Cecina Maurizio Crecchi ricorda che quasi 25 anni fa quando s’insediò il nuovo consiglio (massimo dirigente era Roberto Conti) - di cui faceva parte - mancava il custode. «Ci proposero Gisberto, venne in prova e poi lo prendemmo. Ha fatto la storia moderna del Rugby Cecina perché era un collaboratore molto importante. Un personaggio particolare. Un uomo semplice che riusciva a mettere tutti di buonumore. Quando si occupava del parcheggio il martedì del mercato aveva i suoi clienti, che gli volevano bene. Ha visto passare generazioni di ragazzini, alcuni sono cresciuti con lui. Che non avendo figli erano i suoi ragazzi. Non era mai solo. La mattina andava al campo e faceva colazione con gli amici, che univano due tavoli e apparecchiavano. Ho sempre detto che quando non sarebbe più potuto venire al campo sarebbe stata la sua fine. Il corovavirus lo ha portato via dal campo e in poco tempo si è spento. Lo conoscevano in tutta la Toscana rugbistica. Per me un grosso dispiacere. Uno di quei personaggi che non esistono più». In questo periodo di isolamento generale era andato ad abitare con la cugina. Ma i suoi ragazzi, il campo, l’ambiente così caro gli mancavano troppo. Nel giorno della scomparsa era previsto il ricovero in ospedale, perché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Davide Zaimbri: «Sicuramente per lui ci sarà un campo verde da curare con il suo amato trattorino».

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