Il presidio
«Situazione drammatica e poca chiarezza sugli aiuti»
L’allarme dei negozianti che a Cecina vendono abbigliamento «Anche riaprendo a maggio, i clienti avranno paura e i turisti non ci saranno»
CECINA
«Quello che manca, oltre al lavoro, sono le informazioni. Non sappiamo quando questa situazione durerà, non sappiamo quando potremo riaprire e non si sa ancora nulla degli aiuti da parte del Governo. Siamo in balia degli eventi, in attesa di cose che, al momento, non sembrano arrivare».
La chiusura delle attività commerciali decisa dal Governo per cercare di arginare la diffusione del Coronavirus non ha risparmiato i negozi di abbigliamento cecinesi, i cui titolari non usano mezzi termini per definire «drammatica la situazione. E come se non bastasse – riprendere Valeria Virgili, del negozio Saglimbeni – è lunga perché una volta riaperte le attività saremo ancora costretti ad usare le mascherine. I turisti, inoltre, non credo che verranno. La situazione è triste, sia dal punto di vista sanitario che economico: in questi giorni, ho anche smesso di guardare il telegiornale ed ho iniziato a leggere ‘I promessi sposi’, forse perché si parla di peste».
Un modo per sdrammatizzare una situazione che la maggior parte dei commercianti non esita a definire difficile, «soprattutto perché Cecina vive di commercio. Qui non ci sono industrie e tutti hanno un’attività commerciale: di conseguenza, le persone del posto spendono nel commercio – sottolinea Margherita Cappagli, titolare di Vicolo 11 - quello che guadagnano con il commercio. All’inizio avevamo pensato alla vendita online, però poi ci siamo fermati per una questione morale: non ci sembrava il caso di bombardare i nostri clienti con cose leggere. Ora però abbiamo cambiato idea, potrebbe essere un buon momento, anche se si tratterebbe di una goccia nel mare. Io ringrazio il cielo di non avere costi fissi – continua Cappagli – come l’affitto, perché sono convinta che sarà un bagno di sangue. Intanto bisogna vedere quando si potrà riaprire: se questo avverrà a fine aprile, le persone avranno ancora paura ad uscire. Poi si potrà entrare nei negozi uno alla volta, e così arriviamo a maggio. Poi c’è da vedere se arrivano i turisti».
Uno stop alle attività arrivato nel momento del passaggio da una stagione all’altra «e mentre è possibile non ritirare la roba che è stata ordinata ma non ancora ricevuta per evitare il pagamento, chi ha fatto l’ordine – fa notare Federica Barbini, titolare dei Glamour - e questo è stato consegnato, si trova a doverlo pagare senza lavorare. Io credo che a lungo termine la situazione sia drammatica: per quanto mi riguarda, riaprirò con poche novità che ho ordinato e l’altra metà del negozio sarà tutta a saldo con la stagione dell’anno scorso». A differenza del settore alimentare, il settore dell’abbigliamento non ricorre alle vendite online «anche perché non ci sembrava il caso di impegnare corrieri e distributori per una giacca e un paio di scarpe. Stiamo vivendo un momento in cui è già difficile – sottolinea Zoe Andrei, titolare di Mart - ricevere i beni di prima necessità. Il nostro è un settore superfluo in questo momento, purtroppo o per fortuna. Quando ci daranno delle direttive, vedremo come comportarci anche se non credo che non ci sarà una corsa agli acquisti». La paura che la ripresa sarà lenta è opinione comune, come conferma Nicola D’Auria del Borgo, convinto che «non saranno in molti quelli che, una volta riaperti i negozi, avranno voglia di venire a comprare una camicia o una giacca per uscire a fare un aperitivo. Il problema ora non sono tanto gli affitti ma le collezioni comprate, che vanno pagate. E c’è il rischio di farsi molto male». A pensare a soluzioni alternative è Valentina Di Donato, titolare di Vale abbigliamento: «Sto cercando con la commercialista - dice - di capire se sarà possibile fare delle consegne a domicilio in futuro. Questa chiusura è arrivata come una ghigliottina sulla testa, in maniera improvvisa e inattesa. Sto vivendo giorno per giorno, congelando le spese così come è stato congelato il lavoro e per fortuna il titolare del negozio è stato comprensivo per l’affitto. Io per fortuna, inoltre, acquisto settimana per settimana e quindi ho chiuso in pari. Per molti miei colleghi però non è così. Non sarà facile ripartire perché non siamo gli unici a cui si è fermato il lavoro».—
LEONDINA MARULLI
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