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il lutto 

Il primo morto cecinese con il coronavirus è Roberto Sabatini, ex ingegnere di 78 anni

Claudia Guarino
Il primo morto cecinese con il coronavirus è Roberto Sabatini, ex ingegnere di 78 anni

Era stato anche presidente del Rotary Club. Ricoverato dal 24 marzo a Cisanello: «Prima usciva pochissimo di casa»

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CECINA. Un po’ di malessere e qualche giorno di febbre alta. La volontà di tener duro, di resistere fin quanto possibile. Ma quella maledetta febbre non scendeva mai sotto i 39 gradi e respirare diventava sempre più difficile. Da lì il trasporto all’ospedale di Pisa e la terapia con l’ossigeno. Roberto Sabatini è morto all’ospedale di Cisanello, con il coronavirus, domenica 29 marzo. Aveva 78 anni. Lascia la moglie Mirella, i figli Alessandro e Marco e due nipoti. La moglie l’ha visto per l’ultima volta martedì 24 marzo. Ha osservato l’ambulanza del 118 allontanarsi dalla sua casa a Marina di Cecina, per non fare più ritorno. È un dolore difficilmente descrivibile attraverso le parole.

«È qualcosa di incredibile. Terribile. Inaccettabile», la signora Mirella fa fatica a realizzare l’accaduto. Anche perché racconta che lei e il marito non si sono allontanati da Cecina negli ultimi tempi. Anzi, dal 10 marzo non hanno proprio lasciato la loro casa, se non per qualche sporadica e urgente commissione. Come ha fatto ad ammalarsi? L’unica ipotesi in campo è che l’uomo abbia potuto contrarre il coronavirus durante le sporadiche commissioni. Fatto sta che sabato 21 marzo ha cominciato a sentirsi poco bene e al pronto soccorso di Cecina è stato sottoposto al tampone per il coronavirus, che poi ha dato esito positivo.

Non sembrava però che ci fossero gli estremi per il trasporto in ospedale. Sabatini è quindi tornato a casa. Ma la febbre ha cominciato ad essere davvero troppo alta e respirare era sempre più complicato. A quel punto l’ambulanza inviata dalla centrale del 118 l’ha trasportato all’ospedale di Cisanello, a Pisa, dove è deceduto due giorni fa. Roberto Sabatini è il primo uomo cecinese morto con il coronavirus. Era un marito, un padre e un nonno. Ma anche un ingegnere chimico e l’ex presidente del Rotary Club Cecina Rosignano.

Chi lo conosceva lo descrive come un uomo buono. Come una persona stimolante e sensibile. Uno capace di rappresentare il punto di riferimento per tutti. Così, ad esempio, ne parlano gli amici del Rotary. Per loro Sabatini era una persona di una franchezza fuori dal comune. Per come si poneva e per come si comportava, rappresentava uno stimolo per tutti. È anche per queste sue doti che il club gli aveva assegnato il Paul harris fellow, la più alta onorificenza rotariana. Come ingegnere chimico, invece, prima della pensione aveva lavorato per Eni, attività che l’aveva portato più volte in giro per il mondo.

Lavoro, club, famiglia, ma non solo. Tra le sue varie passioni ce n’era una in grado di spiccare su tutte: l’amore per la cucina e per il buon cibo. Roberto Sabatini aveva qualche patologia pregressa, ma ultimamente stava abbastanza bene. Almeno fino a quel maledetto sabato di marzo. Di certo né lui né la famiglia avrebbero mai potuto pensare che a covare quella terribile fame d’aria fosse proprio il coronavirus. Poi c’è stato il tracollo. Stava succedendo davvero. E stava succedendo a loro. Ma tutto è ancora così difficile da realizzare. Reale è invece il dolore di parenti ed amici, quello non dà pace. «È già difficile perdere una persona cara - racconta la moglie Mirella - Ma perderla in questo modo è terribile, va al di là dell’immaginabile. Non ho più potuto vedere mio marito. E adesso non potrò organizzare il suo funerale per salutarlo un’ultima volta».

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