Italia
Vino, in ripresa l’export cinese: ma l’enoturismo è in allarme
Segnali incoraggianti dai produttori bolgheresi: grandi gruppi e piccoli puntano sulle nuove annate e sull’e-commerce
BOLGHERI. Ci sono segnali positivi dal mondo del vino per quanto riguarda la ripresa dell’export sul mercato cinese. Anche se c’è consapevolezza che la strada è ancora lunga. Per adesso mercati come quello degli Stati Uniti resistono anche perché si compra tanto on line e gli ordini nella maggior parte dei casi erano già evasi prima dell’inizio del problema. Ma il fatto che la Cina stia ripartendo dà coraggio soprattutto al mondo vitivinicolo bolgherese che si dimostra positivo e reattivo. A spendere le prime parole è l’amministratore delegato di Ornellaia, Giovanni Geddes. «Gli ordini sono ripartiti e questo segnale ci fa ben sperare – spiega – soprattutto per le nuove annate. Tra l’altro la Cina rappresenta una fetta importante del nostro export». Secondo Geddes, dopo un mese difficile, ci sono motivi validi per riprendere fiducia nell’importante mercato cinese in cui l’Italia esporta circa il 6% dell’intera produzione vitivinicola. Segnali positivi percepiti anche in altre realtà di riferimento per il vino italiano come Antinori. «È molto difficile dare una valutazione perché la situazione cambia molto rapidamente – ha aggiunto Albiera Antinori -. Le uniche piccole novità positive infatti riguardano l’Asia che da mostra piccoli segnali di ripresa anche se rappresenta poco per i vini italiani. Per il momento tutte le vendite al canale Horeca sono completamente fermo sia in Italia che all’estero. Le uniche spedizioni che facciamo sono per la grande distribuzione. I grandi vini probabilmente si muovono su canali privati, anche se le spedizioni sono ovviamente complicate».
«La Cina rappresenta una percentuale piccola del nostro fatturato e per noi è un mercato che non si è mai fermato – continua Cinzia Merli de Le Macchiole-. Avevamo chiuso il nostro accordo annuale prima che si scatenasse il putiferio e non ci sono stati contraccolpi. Se ci saranno, forse li vedremo solo il prossimo anno. Il problema tangibile ora è l'Italia». Anche se le cantine bolgheresi vendono la maggior parte della produzione all’estero anche l’Italia, in linea di massima, rappresenta almeno un 30% delle vendite totali. Oggi completamente azzerate, almeno per quanto riguarda ristorazione, alberghiero etc… e non si sa quando ripartiranno. Funziona solo la grande distribuzione e l’e-commerce che ha implementato del 50% il canale vendite rispetto al marzo 2019. «La Cina sta ripartendo, è vero – dichiara Martina Chiappini dell’azienda Giovanni Chiappini – ma dobbiamo vedere come si evolve la situazione. La Cina infatti è di per se un mercato difficile in cui è praticamente impossibile fidelizzarsi il cliente. Poi ci sono due “Cina”, una in Asia e una in Italia, la comunità cinese in Italia, per esempio, era importantissima per il vino di questa zona. Non come Usa e Svizzera che facevano da padroni, ma erano comunque numeri degni di nota. È un momento di preoccupazione generale, localmente e in Italia in genere l’enoturismo quest’anno non ci sarà». —
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