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La protesta di un paziente: «Sette ore d’attesa al pronto soccorso di Cecina per una radiografia»

Claudia Guarino
La protesta di un paziente: «Sette ore d’attesa al pronto soccorso di Cecina per una radiografia»

Un 27enne è andato in ospedale con una mano fratturata: «L’ortopedico mi ha visitato il pomeriggio del giorno dopo»

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CECINA. Sette ore per una radiografia alla mano. E altre tre ore e mezzo di attesa per ingessare l’arto. È quanto racconta Luca, un 27enne che preferisce non figurare con il suo cognome. «sabato 15 febbraio sono andato al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina. Sono entrato nella struttura verso le 18 - spiega il giovane - Mi ero fatto male a una mano, credevo di essermi rotto qualche dito». Entrato al pronto soccorso e passato dall’accettazione, Luca racconta di essersi seduto in sala d’attesa. È passata un’ora. Poi due. Poi tre. Poi quattro. «Nessuno mi faceva sapere niente - dice il 27enne - Mi dicevano che quelli erano i tempi d’attesa previsti. Ma non è possibile che per una radiografia io abbia dovuto aspettare tutto quel tempo. Cioè, parliamo di 7 ore».

Perché Luca dice di essere entrato nell’ospedale verso le 18 e di esserne uscito dopo l’una di notte. «All’una, finalmente, mi hanno chiamato. Ho fatto la radiografia alla mano ed è risultato che avevo una frattura al quinto metacarpo. Mi hanno fatto una fasciatura e mi hanno rispedito a casa, dicendomi che sarei dovuto tornare il giorno dopo per parlare con l’ortopedico». Luca non era ferito gravemente e non aveva un codice di priorità per essere ricevuto al pronto soccorso. «Però non mi pare che ci fossero emergenze - spiega - in sala d’attesa c’erano anche altre persone e tutte hanno aspettato quanto me. O comunque poco meno. Poi mi hanno praticamente abbandonato su una sedia, senza nemmeno darmi del ghiaccio».

Il giorno successivo, cioè ieri, Luca è tornato al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina per farsi visitare dall’ortopedico. E la storia si sarebbe ripetuta. Se non in maniera identica, però molto simile. «Stamattina (ieri ndr) sono tornato in pronto soccorso verso le 10. 30 - racconta - mi sono seduto di nuovo, speranzoso di riuscire a cavarmela in poco tempo, ma la speranza è stata vana». Questa volta, quanto meno, non ha dovuto aspettare 7 ore. «Sono stato lì tre ore e mezzo - afferma - verso le 14 ho finalmente visto l’ortopedico. Mi ha ingessato la mano e me ne sono andato. Non ero in fin di vita, ma oltre dieci ore di attesa complessive mi sembrano un po’ troppe. Del resto ho solo un dito fratturato».

Oltre che per l’attesa, l’amarezza è stata anche per come si è svolta l’intera situazione. Perché Luca sostiene di essere stato lasciato a se stesso per tutta la durata dell’attesa e di non aver ottenuto un’informazione chiara sul perché sia risultato necessario lasciar passare tutto quel tempo prima di poter essere visitato. «Mi dicevano, appunto, che quando sarebbe toccato a me mi avrebbero chiamato. Che quelli erano i tempi del pronto soccorso E, ripeto, in quella situazione non c’ero sono io. L’attesa c’è stata anche per altri pazienti».

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