Il Tirreno

Degrado e incuria alla stazione di Cecina, a terra siringhe, coperte e rifiuti

Claudia Guarino
Degrado e incuria alla stazione di Cecina, a terra siringhe, coperte e rifiuti

Intorno allo scalo anche carcasse arrugginite di vecchie bici cavi lasciati a vista e alcuni vestiti nascosti tra le siepi

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CECINA. Forse qualcuno ha ricavato il suo giaciglio su un fazzoletto d’asfalto, oppure quella coperta è semplicemente stata lasciata lì, come rifiuto tra altri rifiuti. Porta della città e terra di nessuno. La stazione ferroviaria di Cecina è in una zona centralissima, ma nei suoi anfratti nasconde di tutto: siringhe, cocci, lampade rotte, vestiti, spazzatura e biciclette smontate.

In realtà per osservare gli scheletri di quelli che un tempo erano cicli non occorre addentrarsi in luoghi poco visibili, basta guardare le rastrelliere montate nel parcheggio. Nel tempo si è parlato di piani per riqualificare la zona, quanto meno parte di essa. Ma niente di risolutivo, per adesso, è andato in porto. Ad aprile Ferrovie ha deciso di chiudere la stazione durante le ore notturne così da evitare bivacchi e da limitare possibili situazioni di confusione.

Sul piazzale di fronte all’edificio è stata installata una postazione per il bike sharing, ma per adesso le biciclette non si vedono. Nel frattempo, dentro e fuori lo scalo, la situazione è la seguente. Basta fare due passi e osservare per rendersene conto.

Bici saccheggiate

Il “pratino” e i pini di via Fratelli Rosselli accolgono gli scheletri di biciclette saccheggiate. Via il sellino, via le ruote e, in qualche caso, via anche il manubrio. Le carcasse arrugginite rimangono lì, appoggiate a un albero o lasciate vicino a una ringhiera. Poi ci sono le rastrelliere: lì qualche bici integra c’è. Ma qua e là spuntano le ruote di bici che furono, il resto l’hanno rubato.

Muri imbrattati

Poi ci sono i muri (e anche i pavimenti in qualche caso) imbrattati con le bombolette spray. Anche la statua del cane Lampo è stata rovinata, perché qualcuno gli ha colorato gli occhi di verde. E più ci si addentra negli angoli nascosti, più la situazione peggiora.

Lampade rotte

Arrivando al primo binario e procedendo verso sud, dopo aver superato il bagno con la scritta “guasto”, c’è uno spiazzo con una costruzione. A terra ci sono i cocci rotti di una plafoniera e anche un lampione distrutto e lasciato in un angolo. Poi carte sporche, rifiuti, cassette di legno rotte e spazzatura di ogni tipo.

Siringhe e coperte

Tra detriti e degrado compare quello che a prima vista è un accampamento della disperazione. C’è una coperta a terra, forse un giaciglio di fortuna. Ci sono dei vestiti nascosti dentro una siepe. E c’è una siringa, abbandonata tra l’erba e gli aghi di pino. Apparentemente è celata alla vista, ma non è abbastanza nascosta da risultare invisibile, come chi cerca un anfratto sporco per lenire la propria disperazione.

Degrado e rifiuti

Le stazioni sono spesso luoghi di confine: tra una città e il resto del mondo, tra il centro abitato e il resto del viaggio, tra la vita quotidiana e l’esistenza di chi è ai margini che spesso vede negli scali un luogo dove rifugiarsi, anche solo per qualche ora. Il volto della stazione di Cecina è lo stesso da diversi anni. Rifiuti ce n’erano e ce ne sono. Il degrado esiste e persiste, quando più quando meno. Certamente lo scalo avrebbe bisogno di offrire un profilo migliore, più pulito e decisamente più ordinato.
 

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