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Un tavolo di lavoro e una petizione popolare su Solvay e ambiente
ROSIGNANO. Due gli obiettivi fissati all’inizio della discussione: creare un tavolo di lavoro per discutere i problemi presumibilmente provocati dalla fabbrica Solvay e promuovere una petizione popolare per ridurre, nel tempo, l’impatto ambientale. Ecco i temi al centro dell’assemblea pubblica sui rischi per la salute e l’ambiente nella Val di Cecina che si è tenuta in piazza del Mercato venerdì pomeriggio. La sala era piena e tra i relatori e gli ospiti non sono mancate domande e risposte perché al centro dell’appuntamento, nato dopo la puntata di Report trasmessa il 2 dicembre, c’era lo stabilimento Solvay di Rosignano.
Grafici e numeri proiettati alle pareti hanno aiutato i numerosi presenti a capire meglio la situazione. Simone Ferri Graziani di Coldiretti Livorno, nel breve saluto, ha ricordato per primo che il legame tra l’agricoltura e il territorio, se sano, deve essere forte. L’esempio sono Castagneto e Bolgheri.
Serve maggiore conservazione del suolo, bonificato nella prima metà del 1800, non prima però di averne analizzato i problemi e, non a caso, sottolineando il ruolo del comitato contro il rigassificatore e le azioni necessarie e non più rinviabili sui residui, gli scarichi a mare e l’ex discarica del Lillatro.
La parola è passata poi al professor Mario Settino, che con Medicina Democratica è stato uno dei promotori dell’assemblea, il quale ha subito ricordato che il quadro preciso è arrivato da Report, punto di partenza di questo nuovo percorso che deve condurre alla nascita di un tavolo di lavoro sulla presenza dello stabilimento sul territorio e appunto alla petizione, vista anche la preoccupante condizione dei fondali del mare non solo nella zona del Lillatro. I cittadini, ha concluso, hanno diritto alla salute e alla conservazione dell’ambiente.
Maurizio Marchi di Medicina Democratica è entrato ancor più nello specifico, riassumendo il percorso che dal 1999, quando la Provincia di Livorno aveva ancora competenze sulle autorizzazioni da concedere a Solvay, ha portato all’accordo di programma firmato nel 2003 e alla prima raccolta di 5mila firme.
«Questa è la peggiore sodiera d’Europa – ha detto – perché scarica gratis i rifiuti nell’ambiente ed estrae il sale con l’acqua dolce».
I numeri proiettati davanti a tutti hanno mostrato che Solvay prende il 48 per cento dell’acqua dolce, il 100 per cento del salgemma e il 100 per cento del calcare offrendo, sembra, poco al territorio. —
M.F.
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