«La chiusura dei macelli può creare danni al settore»
Secondo il presidente della Cia gli allevatori sono costretti a spostarsi altrove «Non ci sono altri mattatoi pubblici nelle nostre zone»
cecina. «Se i Comuni si fossero messi d’accordo prima, probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto. La situazione è abbastanza complicata perché la chiusura del mattatoio di Cecina rischia di avere gravi ripercussioni sul settore, considerato che non c’è nessun mattatoio pubblico nelle nostre zone».
A lanciare l’allarme è il presidente provinciale della Cia, confederazione italiana agricoltori, Pierpaolo Pasquini, a seguito della decisione del Comune di Cecina di chiudere il mattatoio di via Magona, al cui interno era possibile macellare dai bovini alle pecore, fino ai conigli. Le uniche strutture presenti sul territorio sono quella di San Vincenzo, privata e tratta solo bovini e quella di San Miniato, pubblica a gestione privata, dove non è possibile macellare conigli. «Al momento, gli allevatori si stanno muovendo – continua Pasquini – verso San Miniato e San Vincenzo. È vero che non ci sono grossi numeri però per zone come Bibbona, ad esempio, un Comune dove sono allevati per la maggior parte bovini, si pone il grosso problema del trasporto. È per questo che stiamo cercando di capire se ci sono i margini per insediare un’attività di macellazione a Pomarance – avanza Pasquini – e vorremo lavorare all’interno del neonato Distretto rurale. Purtroppo non ci si rende conto dell’importanza dell’attività agricola e del fatto che le piccole produzioni e i piccoli allevamenti hanno bisogno del pubblico».
Luca Arzilli, presidente dell’Arat, l’associazione regionale allevatori, ricorda come il Comune di Cecina si è fatto carico per anni di un’attività di macellazione, pur non avendo sul proprio territorio allevatori di nessun tipo.
«Un’attività che, però, serviva un bacino di utenza piuttosto importante e, anche se la chiusura era paventata da anni, ha lasciato molti senza un servizio vitale. Le macellazioni di bovini si sono trasferite quasi completamente a San Miniato, insieme a quelle dei suini mentre per gli agnelli ci si rivolge, oltre che a San Miniato, a Colle Val d’Elsa».
È chiaro l’aggravio delle spese sostenute per il trasporto, spese che si ripercuotono sull’intera filiera perché «ad eccezione degli allevatori di conigli e di pecore, che li macellano e li vendono, per tutto il resto della produzione è il macellaio che compra gli animali e li porta al macello.
E se il servizio costa di più – sottolinea Arzilli – si tenderà a pagare meno gli animali per recuperare i costi del trasporto. Si tratta di un vero e proprio disincentivo per la produzione zootecnica, una produzione fatta di piccoli numeri e anche un piccolo scostamento dei prezzi può essere pericoloso per l’intera filiera». —
Leondina Marulli
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