Il Tirreno

Farmacista malata di Sla: «Difendiamo la ricerca e la nostra sanità pubblica»

Maria Meini
Farmacista malata di Sla: «Difendiamo la ricerca e la nostra sanità pubblica»

Toccante testimonianza di Claudia Agostini al convegno della Leopolda 42 anni, mamma di una bambina: «Non ci dobbiamo mai arrendere» 

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CECINA. Claudia Agostini ha 42 anni, il bel viso solare incorniciato da un caschetto biondo. Arriva sul palco della Leopolda con il compagno Paolo che la spinge in carrozzina. Il suo intervento è tra i più applauditi alla convention renziana. Ha deciso di rendere pubblica la sua malattia, Claudia, senza reticenze, affrontando la platea con coraggio. Ma non si piange addosso, anzi rivendica con orgoglio la sua fiducia nella scienza, nella ricerca e nella sanità pubblica di cui fa fieramente parte. Claudia è farmacista e dal 2016 lavora alla farmacia ospedaliera di Piombino. È la sorella minore di Tiziana Agostini, segretaria del circolo Pd Guido Rossa di Cecina. «Mia sorella è una guerriera - dice Tiziana -, lei e il suo compagno sono combattenti. E io sono con loro».

Nel marzo 2018 ha scoperto di avere la Sla, proprio nel giorno dell’ottavo compleanno della figlia. «Quando siamo tornati dall’ospedale di Livorno - racconta Claudia dal palco - con la sentenza in tasca, io e il mio compagno ci siamo asciugati le lacrime, abbiamo indossato la maschera del sorriso e siamo andati con la bambina a mangiare la pizza per festeggiare, nonostante tutto, come le avevamo promesso». Una sentenza che Claudia non ha voluto, fin dal primo momento, accettare passivamente come una condanna. Alla Leopolda ha parlato della sua condizione di “paziente farmacista”. Quando ha affrontato il tema centrale della malattia si è commossa. Ma è solo un momento.

«Io sono una farmacista ospedaliera e fino all’anno scorso ero stata sempre dalla parte privilegiata del bancone - racconta -. Poi è successo qualcosa che nessuno e nessun calcolo matematico può prevedere: da sintomi che sembravano banali, attraverso esami e controlli, in tre ospedali, mi è stata diagnosticata una malattia rara. Una di quelle che una farmacista come me conosce bene nelle sue conseguenze. Non sto a dire il turbine di emozioni che ho provato. Dall’oggi al domani mi sono ritrovata ad essere paziente. Se esiste qualcosa di democratico è la malattia, che vuol far conoscere i suoi effetti anche agli addetti ai lavori come me, che li conoscono solo per i bisogni degli altri. Io sono dipendente del sistema sanitario nazionale - sottolinea con vigore - e credo che l’unica speranza per i malati siano la ricerca farmaceutica, che dobbiamo sostenere attraverso enti pubblici e privati, e associazioni, e la sanità pubblica che dobbiamo difendere affinché continui ad essere basata sull’art. 53 della Costituzione, sia efficiente e gratuita. Perché dia una prospettiva ai malati come me, attraverso la ricerca di cure innovative. E il diritto di scegliere come congedarsi, quando sarà il momento, in modo dignitoso».
 

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