Il Tirreno

degrado 

All’ultimo piano puzzo di fumo e bottigliette come posacenere

S.T.
All’ultimo piano puzzo di fumo e bottigliette come posacenere

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CECINA. Un puzzo di fumo terribile, con tre bottiglie d’acqua naturale (ormai colorata di marrone) lasciate sulle scale a mo’ di posacenere. Siamo all’ospedale di Cecina, al terzo e ultimo piano, sopra le stanze per le visite dell’intramoenia, dove i medici ricevono i pazienti a pagamento senza uscire dall’ambiente dell’Asl. Un’area tutta a vetri, moderna e illuminata dal sole, che naturalmente la scalda immediatamente già con i primi raggi del mattino.

Ma il problema non è il caldo, bensì il puzzo di fumo di sigaretta e il degrado in cui versa questo anfratto di sanità livornese, probabilmente frequentato dai solo dipendenti, ma di fatto non delimitato da nessun cartello, visto che al piano di sotto arrivano i pazienti e l’unico avviso menzionato, sopra, è quello di non aprire le porte che conducono sul tetto, dove ci sono gli impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Insomma, lì possono andare solo le persone autorizzate, gli elettricisti e gli addetti ai lavori.

Il puzzo di fumo è insopportabile, fortissimo. Fuori, dove ci sono gli impianti fotovoltaici, è improbabile si possa davvero fumare. Dentro, invece, sicuramente non è possibile. E a scanso di equivoci è specificato dal classico cartello con la sigaretta cerchiata in rosso, che non lascia spazio alle interpretazioni, nonostante sotto un altro avviso scritto a mano reciti: «Non gettare cenere e cicche per terra. C’è il cestino o munirsi di bottiglia», accompagnato da un gigantesco «Grazie», segno che in passato, sulla pulizia di questo anfratto, si sono verificati dei problemi.

Sotto i due cartelli, per sedersi, c’è una carrozzina a rotelle. Sulle scale un posacenere, la cenere fuori e tre bruttissimo bottiglie d’acqua colorata dove spegnere le cicche. —

S.T.

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