Il Tirreno

Brutta sorpresa in spiaggia: le 112 uova di tartaruga non sono state fecondate

Leondina Marulli
Un'immagine della lunga notte ai Bagni Aurora
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Un'immagine della lunga notte ai Bagni Aurora

Cecina, notte lunga ai Bagni Aurora. I volontari sorpresi e dispiaciuti: «ma è stata comunque una bella avventura»

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CECINA. Una notte lunga ai bagni Aurora. Una notte, quella tra sabato e domenica, durante la quale le speranze di trovare vita all’interno del nido di tartaruga marina Caretta Caretta scemavano lentamente. Fino alle 4, quando è stato chiaro a tutti che le 112 uova depositate lo scorso 25 giugno erano prive di embrione al loro interno. “Assenza di fecondazione”, le parole che sono risuonate già a partire dalle 2, ad un’ora dall’apertura del nido ad opera dei responsabili dell’Otb, l’Osservatorio toscano sulla biodiversità. In molti, per la maggior parte volontari che dal 5 agosto hanno presidiato 24 ore al giorno il nido in attesa di veder spuntare le piccole di tartaruga, si sono presentati all’appuntamento fissato per le 0.30.

“Un saggio esplorativo”, la motivazione dell’incontro deciso dagli enti preposti, soprattutto in vista del peggioramento delle condizioni metereologiche e, in base all’esito, valutare se procedere con l’escavazione del nido. All’una i responsabili dell’Otb, e cioè Cecilia Mancusi dell’Arpat, Letizia Marsili, professoressa dell’Università di Siena e Giovanni Raimondi, dell’Acquario di Livorno, hanno messo piede all’interno del nido e cominciato a togliere la sabbia nel punto esatto in cui si ipotizza che potesse trovarsi la camera. Il primo uovo è spuntato a circa 40 centimetri di profondità, lasciando il pubblico raggruppato intorno a bocca aperta e con il fiato sospeso. L’attesa sembrava finalmente terminata.

Lentamente, le luci rosse delle torce hanno illuminato le altre uova tutte intorno, quasi a formare un grappolo d’uva: movimenti delicati e riflessioni, dal colore all’odore, prima di decidere di toglierne una dalla sabbia e passarla alla translucenza. E’ in quel momento che si è capito che qualcosa non era andato come doveva: la luce che attraversava il guscio dell’uovo non illuminava nessun embrione. «Capita che l’uovo non venga fecondato, esattamente come capita alle donne – ha sottolineato Giovanni Raimondi, in attesa dei dati ufficiali che soltanto analisi più approfondite potranno fornire -. Ora verranno analizzate dall’Istituto zooprofilattico Toscana Lazio, nella persona di Giuliana Terracciano, l’ente deputato all’analisi dei campioni e in più – spiega Raimondi – sarà effettuata l’analisi tossicologica dall’università di Siena per vedere i livelli di inquinanti dentro e fuori le uova». Una volta iniziato ad estrarre le uova, grandi poco più di una pallina da ping pong, l’erpetologo Marco Zuffi, professore all’Università di Pisa, ha avuto il compito di misurare il diametro e registrare il peso, tra lo sguardo dei bimbi a cui le mamme cercavano di spiegare cosa stava succedendo.

I membri dell’Otb si sentono di escludere collegamenti con le mareggiate che hanno colpito il nido durante i suoi 73 giorni di permanenza all’interno del bagno Aurora e, quasi allo stesso modo, di escludere un collegamento con la tartaruga che ha deposto uova fecondate a Rimigliano. Dopo la lunga notte, che si è conclusa attorno alle 4 solo dopo aver pesato e misurato tutte le 112 uova presenti nel nido, ai bagni Aurora resta il vuoto lasciato dal nido, in gran parte smantellato. E la parola che più si legge all’interno del gruppo whatsapp creato per coordinare il lavoro dei volontari è attesa. Un’attesa durata 73 giorni, in «un mondo che va alla velocità della luce, la lentezza della tartaruga ci ha insegnato che l’attesa è un valore aggiunto», scrive Rita sul gruppo. «I volontari sono stati bravissimi – tiene a sottolineare Raimondi – hanno creato un gruppo di persone che si vogliono bene, che vogliono bene alla natura e sono pronti e preparati per affrontare le prossime esperienze di nidi». —
 

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