Multato anche Antonio Ameruso «Pensavo fosse uno scherzo»
I vigili non possono annullare la sanzione del varco Ztl arrivata quattro mesi dopo «Sono costretto a fare ricorso, eppure bastava controllare»
«Pensavo fosse uno sbaglio, mi ero messo a ridere». Antonio Ameruso, il padre di Paolo Ameruso, il ragazzo divenuto tetraplegico nel dicembre del 2011, in seguito alle gravi lesioni riportate in un incidente stradale con una vigilessa cecinese (lui in motorino, lei in auto), è dovuto entrare ancora una volta nel Comando della polizia municipale di via Rossini.
A giugno aveva deciso, all’ultimo momento (come fa chiunque), di andare a mangiare una pizza con la famiglia a Cecina Mare; inevitabilmente alla guida del mezzo dell’associazione “L'urlo di Paolo”, fondata dopo l’incidente del figlio. Il cartello recitava “Varco attivo”, «ma noi abbiamo il permesso per disabili, e pensavo che la targa fosse stata inserita automaticamente nel sistema», spiega.
All’inizio di settembre però gli viene recapitata una multa: «Veniva da Bologna, e pensavo di averla presa io perché ci vado spesso. Poi l’ho aperta, e ho capito che si riferiva a quella sera a Marina», racconta. Con una calma quasi impossibile da comprendere va allora a parlare con i vigili urbani, sperando di chiarire l’equivoco, ma gli rispondono che «per entrare in Ztl avrei dovuto “prenotare”, avvisare per tempo che sarei passato di lì; aggiungendo però che mi avrebbero fatto sapere. Io non so come funziona la legge, ma questa cosa mi è sembrata assurda. Oltretutto non c’è un cartello che spieghi questa cosa», racconta.
La municipale infatti dovrebbe conoscere molto bene il suo tagliando per disabili, e Ameruso pensa che per questo sarà facile risolvere il disguido. Tuttavia, pochi giorni dopo, arriva il responso.
«Sono costretto a fare ricorso. Pagando, e con il rischio che non venga accettato», confessa allibito: «Tempo fa è capitata più o meno la stessa cosa quando ero a Trento, e mostrati i documenti tutto si è risolto. Per permettere a mio figlio di fare le terapie inoltre, giriamo insieme per mezza Europa, e non mi hanno mai chiesto di mostrare prima il permesso. Mi sento come se dovessi bussare per entrare in casa mia», si sfoga. E nel frattempo si consulta con il suo avvocato.
Ameruso però tiene a precisare una cosa in particolare: «Io non odio nessuno, non ce l’ho con nessuno. Ma questa cosa, così come è successa a noi, può capitare alle famiglie di altre persone disabili. Non è per il costo della multa in sé, ma questa amministrazione comunale, che pure organizza tante manifestazioni per i disabili, tra l’altro continua a tenere una città piena di barriere architettoniche». —
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