Il Tirreno

Madre col figlio di un anno bloccati dentro l’ascensore

Matteo Scardigli
Madre col figlio di un anno bloccati dentro l’ascensore

30 minuti di odissea fra le pareti di metallo, il piccolo rischiava la crisi respiratoria. Aiutati dalla vicina e da un amico, salvati da Pubblica assistenza e vigili del fuoco

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CECINA. È iniziata poco dopo le 12,30 di martedì l'odissea di Gianna Vece e del suo piccolo Francesco, di appena un anno. Attirando l'attenzione di tutto il quartiere.

Madre e figlio stanno rientrando a casa dopo una passeggiata in giardino, con il piccolo sistemato nel passeggino. Abitando al terzo piano dello stabile di via Brodolini 33, è impensabile per lei fare le scale, con il carrozzino in una mano e il bambino in collo, e sceglie allora di prendere il vecchio ascensore. Un gesto familiare per la neo mamma, alle prese ogni giorno con la carrozzina carica fino all'inverosimile di tutto il necessario per il neonato.

Ma ad un tratto, poco sotto il livello del secondo piano, sente un rumore metallico. «Ho pensato: "Vai, e questo cos'è?"», racconta Vece. Di schiocchi e scricchiolii, del resto, il vecchio palazzo, uno degli edifici storici dell'edilizia popolare cecinese, è prodigo a qualsiasi ora del giorno e della notte. Poi, con uno schianto e un sobbalzo, l'ascensore si ferma.

Il piccolo Francesco inizia a diventare inquieto, mentre la madre cerca di mantenere la calma. Preme il pulsante dell'emergenza, grida aiuto e telefona per farsi soccorrere. Richiama così l'attenzione di una vicina, che provvede ad allertare il 118 e cerca di tranquillizzarla. Ma il nemico più grande, in quei lunghi momenti, è l'afa opprimente.

In pochi minuti la scatola di metallo, incastrata fra quattro pareti, si trasforma in una sauna. E l'ansia della madre cresce, mentre controlla compulsivamente i vestitini del piccolo ormai madidi di sudore.

Il loro angelo si chiama Besnik Gjini, un amico di famiglia originario dell'Albania. È lui che, a mani nude, forza la porta dell'ascensore, che viene inondato da un getto d'aria certamente più fresca, nonostante l'elevata temperatura della giornata.

Nel frattempo arriva sul posto un'ambulanza della pubblica assistenza di Cecina con il medico a bordo. I soccorritori si precipitano su per le scale portando la bombola per l'ossigeno, facendo temere il peggio soprattutto per il piccolo.

I vigili del fuoco arrivano pochissimi minuti dopo con il camion e una jeep al seguito, a causa di un disguido con la centrale operativa di Livorno; sono le loro sirene spiegate ad attirare l'attenzione di tutto il quartiere, nel breve giro a vuoto per trovare l'indirizzo corretto.

In breve tempo l'ascensore viene calato al pian terreno, un'operazione resa più complessa dal fatto che il vecchio impianto non dispone di un dispositivo per il rilascio («e non è l'unico disagio per il quale litighiamo con Casalp», confessano alcuni vicini). Una situazione ben più critica, se il blocco fosse avvenuto qualche piano più in alto.

Poco dopo le una madre e figlio ne escono incolumi, in tempo per il pranzo. «Devo ringraziare la vicina e l'amico che ci hanno dato una mano», racconta Vece accarezzando la testa del piccolo Francesco: «Per fortuna lui è rimasto tranquillo». 
 

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