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Ore decisive per le tartarughe di Marina: si teme per lo stato di salute delle uova

Matteo Scardigli
La spiaggia
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La spiaggia

Cecina: esperti a confronto a Rimigliano per decidere se aprire il nido cecinese per controllare. E i volontari faticano a coprire i turni

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CECINA. Due settimane per sperare ancora. Le uova sono state deposte sulla spiaggia di Marina 70 giorni fa, e da allora ne hanno passate di cotte e di crude: il crollo della prima barriera protettiva, la mareggiata, e il presunto “maltrattamento” della camera sotterranea, che ha generato alcuni dissapori all’interno del gruppo dei volontari e il conseguente defilarsi di tartAmare.

Fatto sta che il tempo massimo di incubazione stimato da Arpat (al rialzo, rispetto alle previsioni di tartAmare) è scaduto ieri, e il “cratere” che indica la nascita dei primi esemplari non si è ancora formato.

«Non si può sapere né dire come stanno le uova, stiamo aspettando e monitorando la situazione per prendere decisioni giorno per giorno», spiega la dottoressa Cecilia Mancusi di Arpat, la quale ribadisce che «non c'è stata manomissione nella realizzazione del tunnel né nella rimozione della grata di protezione», e poi prosegue: «Per ora siamo del parere di lasciare tutto così com'è, perché i precedenti scientifici raccontano di un caso limite in cui la schiusa è avvenuta il novantesimo giorno».

Nel frattempo ieri sera l’Osservatorio toscano per la biodiversità, insieme con le associazioni di volontariato, gli esperti e i tecnici si è riunito ieri sera intorno al nido “gemello” di Rimigliano (dove ormai la schiusa si è completata). Con l’obiettivo proprio di decidere cosa fare ai bagni Aurora.

«Un eventuale scavo potrebbe compromettere lo stato delle uova. Viceversa, se le uova fossero già state compromesse, ad aspettare qualche giorno in più non si rischia nulla», raccontava – prima dell’incontro – sempre Mancusi, precisando che «“indurre” la nascita è impensabile, la soluzione estrema sarebbe quella di portar via le uova e metterle in incubatrice. Ma non siamo preparati, e probabilmente sarebbe inutile, se lo sviluppo non è già iniziato». Le prospettive dunque non sono delle più ottimistiche.

Nel frattempo i volontari (le adesioni degli aspiranti alla guardia del nido avevano toccato un picco di 400), iniziano a tirarsi indietro. Fattori decisivi sono sicuramente il controesodo e la vicinanza con l’avvio dell’anno scolastico: molti candidati, infatti, sono insegnanti. E sul gruppo WhatsApp “Bagno Aurora pieno di ova” si segnalano turni scoperti, e si corre ai ripari. «I titolari dei bagni Aurora, sempre attenti alle nostre necessità, si sono resi disponibili per darci ulteriore supporto», rassicura ancora Mancusi, indicando tuttavia che «il 15 lo stabilimento chiuderà».

Due settimane, poi – con ogni probabilità – si dovrà dare l’addio alle ultime speranze. Mancusi tuttavia conclude: «Le tartarughe stanno esplorando la Toscana per la prima volta, e se la madre avesse commesso un errore di valutazione sarebbe certamente un dispiacere. Ma si tratterebbe di selezione naturale, e di dati comunque preziosi per la statistica».

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