Il Tirreno

Insetti killer in pineta, l'esperto: «Abbattere gli alberi malati, curarli è costosissimo»

Matteo Scardigli
Insetti killer in pineta, l'esperto: «Abbattere gli alberi malati, curarli è costosissimo»

Cecina, Dopo il matsucoccus l’arrivo del blastofago è una condanna per le piante. L’opinione dell’agronomo forestale Federico Peduzzi: «Quella in corso è una vera emergenza»

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CECINA. Gli alberi malati nei due ettari di pineta all’interno del Tombolo Sud devono essere abbattuti. L’opinione dell’agronomo fiorentino Federico Peduzzi lascia pochi margini di interpretazione: «Siamo di fronte a un’emergenza. Per combattere il blastofago serve una gestione dei diradamenti delle popolazioni di alberi più vetuste e danneggiate insieme all’endoterapia, ma ad ogni albero dovrebbe essere iniettato insetticida sistemico direttamente nella linfa, con un costo che per un privato è di circa 100 euro per ogni singola pianta». Per il settore pubblico la cifra sarebbe certamente minore, ma considerata l’estensione del problema, il conto salirebbe alle stelle.

Combattere l’insetto, oltretutto, è obbligatorio per legge secondo una disposizione normativa che risale al 1996, e «non è fattibile, per ragioni di sanità e sicurezza, fare uno spargimento dall’alto, da un aereo», prosegue Peduzzi, che aggiunge: «Il blastofago è un animale polifago, si nutre cioè sia del pino domestico che di quello marittimo. Bisogna quindi procedere a un cambio di specie di alberi, a una sostituzione come sta succedendo con il punteruolo rosso e le palme». Solo in questo modo dunque la pineta potrebbe esser messa in ottimo stato fitosanitario, cioè in sicurezza per scongiurare la caduta degli alberi e il proliferare dell’insetto che potrebbe diffondersi su altre piante già indebolite.

Un compito che spetta al gestore della pineta, cioè al Corpo forestale dello Stato, che a Cecina è agli ordini del comandante Massimo Celati. «Il blastofago è un coleottero della famiglia degli scolitidi, ed è definito “parassita di debolezza”. Viene attirato cioè dai segnali che vengono emessi dalla pianta in stato di debolezza», spiega l’agronomo, precisando che «quando l’insetto arriva è per dare alla pianta il colpo di grazia. Un processo necessario in un ambiente come il bosco, in quanto favorisce il rinnovamento e la rigenerazione delle popolazioni arboree nel tempo». La compresenza del matsucoccus e l’elevata età anagrafica della pineta sono gli elementi che portano Peduzzi a formulare la sua “sentenza”: «I segni evidenti dell’indebolimento della pianta sono ingiallimento, disseccamento, e produzione eccessiva di resina.

Le cause potrebbero essere la presenza della cocciniglia, il superamento di 50 anni di vita della pianta (il pino marittimo è stato introdotto nell’area Sud del Tombolo proprio negli anni Cinquanta, ndr), la gestione dell’area ed eventuali altre malattie». Nel frattempo la zona è stata delimitata mediante l’ausilio di cartelli che indicano l’elevata probabilità di “Caduta pigne e rami”. E i due ettari di pineta, all’interno dell’anello dell’ippovia, in direzione sud, all’altezza del primo chilometro e mezzo dall’ingresso di viale Galliano, sono stati chiusi per motivi di sicurezza. Nell’area è in corso una sperimentazione da parte dell’Istituto sperimentale Selvicoltura (Cra) di Arezzo. A rischio infatti c’è l’incolumità dei passanti. «Il blastofago scava gallerie per deporre le uova, distruggendo i tessuti del cambio, cioè la parte viva della pianta. L’albero morto può cadere, va prontamente rimosso», conclude Peduzzi.

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